IL DIARIO DI SOLIMO: 30 APRILE 1925, PRESAGIO NEL BRONZO

Fabio Maiorano – L’idea di un monumento al poeta Ovidio, i suoi concittadini l’avevano coltivata già dal 1857, quando il capitano dell’esercito borbonico Enrico Pianelli aprì una pubblica sottoscrizione per una statua da collocare in piazza dell’Annunziata; iniziativa lodevole, ma non se ne fece nulla. Trent’anni dopo, il 30 agosto 1887, la municipalità di Costanza – l’antica Tomi, in Romania, dove Ovidio aveva chiuso gli occhi nel 17 dopo Cristo – onorò il vate sulmonese con una statua di bronzo innalzata in piazza dell’Indipendenza, opera dello scultore Ettore Ferrari; neppure quest’iniziativa, però, riuscì a scuotere l’orgoglio dei sulmonesi perché dovettero passare quasi quarant’anni prima che la statua di Ovidio fosse eretta in piazza 20 settembre: fu un dono dello stesso scultore che replicò il bronzo realizzato per la città di Costanza. Presente il re Vittorio Emanuele III, la statua fu inaugurata il 30 aprile 1925. Ettore Ferrari, invece, non partecipò alla cerimonia; nei giorni precedenti, aveva assistito alle ultime fasi della posa della statua ed era tornato a Roma per non avere alcun contatto con il re e con i gerarchi fascisti: massone di lunga data (dal 1906 al 1918 era stato Gran Maestro della massoneria italiana), repubblicano convinto e deciso oppositore del fascismo, preferì tenersi alla larga. Tuttavia, non mancò di esprimere il suo aperto dissenso verso il duce e il fascismo incidendo nel bronzo, nella parte posteriore del piedistallo, un piccolo fascio disteso a terra. Il singolare “graffito”, che sa tanto di presagio o di augurio, è stato scoperto durante i lavori di restauro della statua e del basamento eseguiti a fine Novecento.


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