SINDACI ABRUZZESI E LAZIALI:VOGLIAMO LE NOSTRE REGIONI NEL CORRIDOIO TIRRENO-ADRIATICO

I sindaci abruzzesi e laziali ieri nell’incontro telematico convocato dal sindaco di Sulmona Annamaria Casini hanno chiesto alla politica regionale e nazionale l’inserimento dell’Abruzzo e del Lazio nel corridoio Tirreno-Adriatico, alla presenza degli studiosi Nervegna e Di Pretoro.  All’appello hanno risposto i Comuni di Tivoli, Guidonia, Vicovaro, Mandela, Oricola , Carsoli, Tagliacozzo, Avezzano, Pescina, Scanno, Pettorano, Pratola P., Prezza, Secinaro, Goriano Sicoli, Molina Aterno e anche Pescara con il sindaco Carlo Masci.  “Stanchi di una atavica marginalizzazione, i sindaci hanno ribadito che l’inserimento nel corridoio intermodale è l’unica garanzia per l’attuazione di un programma a lungo temine di investimenti infrastrutturali per uscire dall’isolamento delle aree interne di Lazio e Abruzzo  e per consentire il collegamento tra i due Mari in un sistema moderno di trasporti necessario per insediamenti produttivi e sviluppo per le intere regioni. Anche la velocizzazione della tratta ferroviaria Roma-Pescara con adeguamento all’alta velocità, quale principale infrastruttura strategica nazionale inserita del Recovery Plan, oggi finanziata con 620 milioni di euro su 6,5 miliardi di investimento previsto, avrà la garanzia di essere portata a termine nei tempi programmati solo se rientreremo nelle reti internazionali di trasporto destinatari delle maggiori risorse economiche nazionali ed europee” spiega il sindaco Annamaria Casini. “Affiancheremo le associazioni imprenditoriali e sindacali abruzzesi e su loro proposta parteciperemo alla consultazione della Commissione Europea per proporre emendamenti all’attuale regolamento per la revisione delle reti Ten T che possano valorizzare le esperienze delle Zone Economiche Speciali – conclude il sindaco di Sulmona- E’ una battaglia per il futuro” conclude il sindaco “su cui ora occorre convintamente convogliare tutte le forze politiche ed istituzionale per cogliere questa opportunità epocale e non assumersi la responsabilità verso le future generazioni di  una occasione persa di ingresso nei circuiti internazionali di sviluppo”.

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