IL DIARIO DI SOLIMO: 18 APRILE 1874, AUSPICIO BLASFEMO E RAGIONI FONDATE

Fabio Maiorano – «Nel medio evo, i dotti, per togliere la mitologia pagana, si servivano molto delle allegorie o delle immagini informate di carattere morale o metafisico. La fantasia del popolo, dietro quest’impulso, lavorò di tutta lena, formando una nuova mitologia che si disse romanzesca, dove non appariscono più Giove, Venere, Saturno, Minerva ecc.; ma le fate, i giganti, i castelli incantati, le versiere, i maghi, i negromanti, gli spiriti folletti e cose simili.
di questa nuova mitologia risentono quasi tutti gli scritti di quei tempi: quindi le due forme letterarie della
visione e della leggenda. Fu anche allora che agli spettacoli profani si cominciarono a sostituire gli spettacoli sacri, che si chiamarono rappresentazioni Sacre o Misteri o Moralità o Feste. Il luogo dove si rappresentavano questi drammi furono per lo più le chiese; ma non di rado si andava pure nelle piazze, nei trivii o nei quadrivi. I tempi
vennero maturando; e l’arte drammatica si trasformò e s’avviò alla perfezione: ma i Misteri rimasero e rimangono anche oggi nei piccoli paesi. A Sulmona è famosa la Funzione di Pasqua. Noi credevamo che fin da quest’anno non si sarebbe fatta più; ma ci siano ingannati. Anche quest’anno dunque l’abbiamo riavuta. Per chi non s’è trovato mai in quella sacra funzione, sarà bene darne qui un cenno. A capo della Piazza Maggiore si mette la statua del Cristo risorto. Escono da una chiesa laterale due Santi, i quali s’accorgono che Cristo è resuscitato. Tornano indietro, e vanno ad avvertire altri Santi e Madonne che s’aggruppano e si sparpagliano e formicolano intorno al Cristo. Risolvono finalmente di mandare a chiamare la Madonna. Vanno dunque due Santi. La Madonna vien fuori vestita a gramaglia, e si avanza lentamente verso il Cristo. Alla fine riconosce il suo Figliolo; scoppia una bomba; le campane suonano; suona la banda musicale; molte rondinelle che stavano chiuse in un canestro, si fanno volare, e la Madonna in un attimo lascia il manto nero e comparisce vestita a festa.– se in mezzo a questo parapiglia tu volgi lo sguardo all’onorevole pubblico, vedrai migliaia di bocche aperte e sorridenti; ma t’accorgerai pure che nel cuore non c’è
entrato nulla. Concludiamo dunque. Poiché oggi queste funzioni sono divenute una mera esteriorità, una forma senza il sentimento, a noi sembra che si potrebbero e anzi si dovrebbero smetter per sempre». Così auspicò Antonio de Nino sulla Gazzetta di Sulmona di sabato 18 aprile 1874, quindici giorni dopo la Pasqua caduta quell’anno il 5 aprile. Quell’invito fece molto rumore ma cadde nel vuoto, sebbene lo studioso non avesse tutti i torti nell’affermare che il rito aveva perso l’originaria spiritualità e che ormai era scaduto ad «una mera esteriorità, una forma senza sentimento». La questione è ancora aperta; e se è vero che oggi lo spirito religioso si è ancor più affievolito, è anche vero che la funzione di Pasqua continua ad essere patrimonio di ciascun sulmonese, patrimonio rivendicato e custodito gelosamente. Come dimostra la cronaca del 19 aprile 1987.


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