SARA ANZINI SULLA SENTENZA DI BRESCIA: MIO PADRE UCCISO PRIMA DALL’IGNORANZA, POI DALLA GIUSTIZIA

“La notte del 17 giugno di due anni fa mio padre è stato ucciso dall’ignoranza, adesso dalla giustizia italiana”. E’ l’amara reazione della figlia dell’appuntato scelto dei carabinieri, Emanuele Anzini, rimasto ucciso ad un posto di blocco, a Terno d’Isola, travolto dall’Audi 3 condotta da Matteo Colombi Manzi, in stato di ebbrezza. Martedì scorso la Corte d’Appello di Brescia ha ridotto di tre anni la condanna per l’imputato, che in primo grado era stata di nove anni di reclusione. Sara Anzini, venti anni, non potrà mai dimenticare quella notte di grande dolore e da quel momento porta dentro di sé quel peso. Nei giorni della tragedia che ha cambiato la sua vita, ancora giovane, Sara aveva diciotto anni. “La sua morte pesa come un macigno” sottolinea la giovane figlia dell’appuntato. Sara si chiede perché debba accettare che chi ha provocato la morte del padre, che quel giorno compiva solo 41 anni, non debba avere la pena che merita. “Quando ho saputo che la pena è diventata di poco più di sei anni sono stata davvero male” spiega Sara. La giovane non cerca vendetta, che comunque non le restituirebbe il papà ma solo giustizia e leggi che invece di graziare i colpevoli, responsabili di tragedie e dolori, facciano da deterrente verso chi non rispetta le regole. “Il perdono è di Dio. Per me non esiste. Non perdonerò mai un fatto del genere, perchè non è stato un errore o una fatalità. Chi guidava l’auto sapeva di aver bevuto troppo” continua la giovane. Sara dice di avvertire sempre la presenza del padre e le mancano i suoi gesti semplici e i momenti insieme. Per i valori che il papà le ha insegnato indosserà la stessa divisa, appena conclusi gli studi universitari. “Lo farò per lui, non per la legge italiana che fa schifo – conclude Sara – la giustizia non è stata dalla nostra parte, mio padre per ventidue anni ha servito lo Stato, credeva fermamente nelle regole, ha svolto sempre nel modo migliore il suo lavoro. Ora era il momento di dare giustizia a lui ma siamo stati delusi”.



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