ANZIANA, INVALIDA E IMMOBILIZZATA DA GENNAIO IN ATTESA DEL VACCINO MA DA ASL NESSUNA RISPOSTA

Voglio premettere che lo scorso anno, il 27 aprile, in piena pandemia ho perso mio padre dopo oltre quattro settimane di ricovero, sballottato tra le strutture ospedaliere di Sulmona e Avezzano. Inizialmente mi opposi con veemenza all’ingresso di malati Covid nel nostro ospedale. Conoscendo la storia vicissitudini della sanità regionale e locale, ero molto preoccupato dalla eventualità, poi puntualmente verificatasi, che l’uso della rianimazione per i contagiati avrebbe impedito anche di intervenire in efficacemente sui pazienti “no Covid” come era appunto il mio pur anziano genitore. Purtroppo in quel momento la confusione, la disorganizzazione, l’inadeguatezza manifesta di gran parte dei vertici sanitari regionali ed il fatto che alcuni cercassero di visibilità sui media a discapito di una reale efficienza e di pazienti ignari e indifesi, resero vano ogni appello al buon senso e le cose andarono come abbiamo visto. Peraltro forse non sapremo mai se il sacrificio della struttura sulmonese nella battaglia già persa in partenza contro il virus abbia modificato in positivo o in negativo il bilancio delle vittime tra decessi per Covid e decessi “ordinari”. Oltre le promesse di circostanza, nulla risulta fatto finora dalla Regione per riconoscere il sacrificio fatto dai peligni in nome della solidarietà verso l’intero Abruzzo. Pagato con le drammatiche difficoltà incontrate da famiglie di persone non infette e, per fortuna, parzialmente compensate dall’ammirevole abnegazione e dal senso del dovere di gran parte del personale in servizio presso il nosocomio sulmonese. La quantità di chiacchiere ascoltata in questi lunghi e angoscianti mesi di limbo esistenziale per gran parte di noi, provenienti da destra, centro, sinistra, da Nord a Sud è francamente di una ipocrisia scandalosa. Col risultato che, a distanza di oltre un anno, c’è una campagna di vaccinazione che, penosamente, arranca e stenta a decollare. Soprattutto tra le categorie più fragili e costrette in casa da malattie invalidanti. La mia personale esperienza dice che, a fronte di una prenotazione sul portale della sanità abruzzese – dove sulla home campeggia una foto autocelebrativa dell’assessora – effettuata il 20 gennaio scorso per mia madre, invalida con codice C02 ai sensi della legge 104, a tutt’oggi, dopo un mese di telefonate quotidiane, non si riesce a sapere nemmeno approssimativamente quando il vaccino le verrà inoculato. Interpellato, il medico di base risponde sinceramente scoraggiato che non sa dirmi nulla in merito, che non si sa nemmeno se le ASL sono riuscite a procurarsi le borse termiche per il trasporto a domicilio delle dosi. Ad onor del vero, circa dieci giorni prima di Pasqua abbiamo ricevuto la chiamata di un operatore. Non si è nemmeno qualificato e non sapeva neppure che mia madre fosse invalida ed immobilizzata. Quando ho fatto notare la situazione, mi ha gentilmente risposto che saremmo stati ricontattati a breve per vaccinarla in casa. Successivamente le decine di chiamate da me effettuate, fino a ieri quotidianamente, ai numeri della ASL L’Aquila-Sulmona-Avezzano indicati sul portale per l’emergenza Covid, sono state sistematicamente vane. Non ho mai avuto risposta da chicchessia per conoscere, anche approssimativamente, una data per la vaccinazione. Una inutile presa in giro per le migliaia di persone con la vita sospesa e alle quali, anche solo per un fatto di solidarietà umana, una risposta andrebbe data per non aggiungere preoccupazione e angoscia. Ancora più odiosa se si pensa che la stragrande maggioranza di questi soggetti è molto anziana e, ovviamente, ha già difficoltà ad usare il telefono, figuriamoci un computer o uno smartphone. Non voglio entrare nel merito di scelte che ai miei occhi di cittadino comune appaiono del tutto insensate però, se i vertici sanitari regionali non riescono nemmeno a mettere in funzione un banale call-center per dare semplici ma doverose informazioni in una emergenza di questa portata, questo la dice lunga sull’idea che politici, amministratori e funzionari hanno riguardo alle prerogative e alle responsabilità di chi eroga un servizio pubblico fondamentale che, tra l’altro, assorbe più dell’80% del bilancio regionale. Auspico, senza grandi speranza in realtà, che chi di dovere intervenga. Che al di là dei comunicati stampa e delle indignazioni di circostanza, qualcuno che riveste ruoli politici o istituzionali intervenga per non lasciare nell’ansia e nell’incertezza cittadini inermi, resi ancor più fragili e discriminati dalla ingiustificata sciatteria di chi dovrebbe invece tutelarli Se al telefono non rispondete, togliete almeno i numeri dal sito. Alla fine dei conti, come recitava un famoso spot “Una telefonata ti allunga la vita”, ma se nessuno risponde te la può levare.

Giulio Mastrogiuseppe