FURBETTI DEL CARTELLINO, PEZZELLA SI DIFENDE: IO UNICO CAPRO ESPIATORIO

“Fin dall’inizio ho creduto nella giustizia perché essere licenziato in quel modo è stata un fatto ingiusto e illegittimo. Sono stato preso come unico capro espiatorio dell’intero Comune”. All’indomani della decisione del giudice che ha annullato il licenziamento che gli era stato notificato dall’Ufficio provvedimenti disciplinari del Comune, Stefano Pezzella si difende attaccando chi lo ha additato come assenteista e persona non legata al suo posto di lavoro. È il suo legale, l’avvocato Alberto Paolini che ne spiega lo stato d’animo e le ragioni. “Pezzella ha agito in linea con quello che ha sempre fatto nella sua attività lavorativa all’interno del comune di Sulmona”, spiega l’avvocato Paolini, “In trent’anni di servizio nessuno mai gli ha contestato il suo comportamento o detto che doveva timbrare il cartellino ad ogni sua uscita. Le immagini che lo ritraggono in giro per le strade di Sulmona saranno oggetto di discussione in sede penale. Posso dire solo che Pezzella era l’usciere del Comune e come tale aveva compiti specifici che lo portavano spesso a svolgere attività fuori da Palazzo San Francesco. Era il primo a timbrare, lo faceva addirittura alle sette del mattino, poi durante la giornata si recava a ritirare la posta, andava in banca, ad aprire il parco fluviale e sempre a lui facevano capo tante altre mansioni che andavano svolte fuori dal Comune. Nessuno dei dirigenti gli ha mai detto di timbrare ogni volta che usciva per servizio”.  Secondo il legale ci sono evidenti responsabilità da parte di chi ha svolto le indagini tanto che dei 48 indagati sono rimasti sotto processo solo cinque dipendenti.  Le indagini non sarebbero state svolte in maniera impeccabile, altrimenti tutti i dipendenti non avrebbero avuto via di scampo perché era ormai una consuetudine uscire dal Comune per andare a prendere il caffè o a fare la spesa fermandosi molto spesso tra le bancarelle del mercato, come filmato dai finanzieri o a spasso con l’amante tra i vicoli dietro la sede comunale. “Sono sicuro che riusciremo a dimostrare la nostra estraneità ai fatti contestati anche in sede penale”, conclude Paolini, “mettendo la parola fine a questa brutta pagina che ha segnato il comune di Sulmona”.