LA FARINA DEL DIAVOLO FINISCE IN CRUSCA

di Luigi Liberatore -Trent’anni. Finché il più curioso e impertinente dei giornalisti abruzzesi ha svelato l’arcano, spogliando la casa conventuale di Corfinio dell’abusivo termine di monastero. Si è smorzato così tutto il clamore nato attorno alla decisione delle suore di clausura di abbandonare l’antica capitale della lega italica (nulla a che vedere con Salvini e compagni), mentre sale l’attenzione per la leggerezza e la noncuranza con le quali in trent’anni la Curia vescovile di Valva e Sulmona abbia trattato tutta la vicenda. Adesso ognuno vorrebbe sapere e soprattutto capire perché in via amministrativa la “casa” delle monache della Visitazione non sia passata a monastero, nodo essenziale affinché le suore potessero essere considerate legali detentrici dell’immobile e non, come adesso, inquiline abusive. Sembra che questa tegola cada pari pari addosso alla Curia vescovile che trent’anni fa diede inizio alla faccenda, prima ospitando la comunità conventuale, dimenticando però di seguire l’iter per ottenere il riconoscimento del monastero. Con la indolenza che caratterizza proprio l’apparato burocratico italiano. Sicché non c’è stata nessuna ribellione da parte delle suore, e il loro ritiro da Corfinio appare più che giustificato da parte dell’Ordine. E in tale contesto si riesce pure a giustificare la dichiarazione resa dalla madre superiora nei confronti del vescovo di Sulmona, Michele Fusco, la quale “bacchetta” apertamente il presule in ordine alle sue esternazioni alla stampa. Soprattutto per non aver detto la verità sui fatti. Intanto si muove anche la comunità di Corfinio per mano del suo sindaco, Romeo Contestabile, che avrebbe interessato la Santa Sede della questione e che ha convocato addirittura un Consiglio comunale d’urgenza per innalzare “voti” affinché le suore restino in paese. Insomma, la vicenda ora sembra appesa a iniziative politiche e preghiere laiche. Noi siamo convinti, però, che trattandosi di un imbroglio, sia i voti che le preghiere sanno di farina del “diavolo”, destinati cioè a finire in crusca!