IL DIARIO DI SOLIMO: 23 MARZO 1777, NELLE MANI DI SANT’EMIDIO

Fabio Maiorano – Erano passati quasi due mesi dalla fortissima scossa del 6 febbraio, che aveva “strapazzato” l’intera città e provocato gravi danni a numerosi edifici, ma la paura non si era attenuata; anzi, nella memoria collettiva erano ancora vive e presenti le terribili conseguenze del sisma che settant’anni prima, il 2 novembre 1706, aveva raso al suolo l’abitato e causato la morte di diverse centinaia di persone. Per “rafforzare le difese”, si decise di affidare il destino della città ad un santo taumaturgo, specialista in terremoti e in protezione civile. Il 23 marzo 1777, riunito il Consiglio Comunale, all’unanimità dei voti e a nome di tutti i sulmonesi fu chiesta la cittadinanza di Ascoli Piceno, il cui santo Protettore è S. Emidio che «già in vita aveva dal Cielo il potere di disporre, a sua volontà, del terremoto» si legge nella lettera pastorale “O beate Emigdi”, di mons. Ambrogio Squintani «e faceva crollare i templi e le statue degli dèi … non le case; e anche oggi queste, il Santo le prende in sua tutela».