IL DIARIO DI SOLIMO: 20 MARZO 43 a.C., FIOCCO AZZURRO IN CASA NASONE

Fabio Maiorano – Di origini nobili – la sua famiglia era di rango equestre – Publio Ovidio Nasone è uno dei maggiori poeti elegiaci. A Roma apprese i segreti della grammatica e della retorica ma alla carriera forense preferì la poesia, verso la quale aveva una naturale inclinazione. Al termine del soggiorno in Grecia, Asia Minore, Egitto e Sicilia, all’epoca d’obbligo per i giovani della classe aristocratica, rientrò nella capitale dove scrisse gli Amores, una raccolta di elegie amorose, e le Heroides, lettere d’amore in versi indirizzate agli eroi degli antichi miti dalle loro amanti. In seguito compose l’Ars Amatoria, in distici elegiaci, che gli consegnò un’insperata notorietà, nonostante gli scandali e i pettegolezzi di cui fu circondata. Il suo capolavoro sono però le Metamorfosi che in 15 libri tramandano i più famosi miti della tradizione greca e romana. Incompiuta, invece, rimase la stesura dei Fasti (sei dei dodici libri preventivati) dedicati alle feste e ai riti religiosi che si tenevano ogni mese a Roma. Nell’8 d. C., l’inattesa svolta che segnò duramente il destino del vate: l’imperatore Augusto ordinò che Ovidio fosse relegato a Tomis (Romania), forse perché il vate aveva scritto un’opera sgradita al sovrano. Nel terribile esilio sulle sponde del mar Nero, il vate completò i cinque libri dei Tristia e i quattro libri delle Epistulae ex Ponto in cui, mostrando profonda tristezza e nostalgia per la famiglia e per la sua patria lontana, implorò il perdono anche a Tiberio, succeduto ad Augusto. La grazia non arrivò mai: Ovidio –tenerorum lusor amorum,‘il cantore dei teneri amori’ – chiuse i suoi giorni nel 17 d. C. a Tomis, l’odierna Costanza, senza dimenticare la sua terra natia della quale sarebbe stato la gloria perenne (Pelignae dicar gloria gentis ego). Secondo alcune tesi recenti, l’opera “sgradita” ad Augusto non sarebbe stata l’Ars Amatoria ma le Metamorfosi che – simbolo del perenne cambiamento e della mutazione inarrestabile di ogni cosa – avrebbero messo in discussione il potere dell’imperatore, considerato da sempre monolitico e inamovibile.