IL CONTROLLO: ILLUSIONE O REALTA’?

Alessandro Lavalle – La dissociazione è un fenomeno a cui siamo sempre stati abituati, ma che, da alcuni anni a questa parte, si sta manifestando in maniera sempre più incalzante. Dall’invenzione dalla finzione abbiamo cercato sempre più affannosamente di replicare ed enfatizzare eventi reali: narrando storie, scrivendo canzoni, o anche solo parlando con un amico. La realtà è dove noi viviamo eppure, dall’alba dell’intrattenimento, la troviamo sempre più boriosa ed insipida.

La nostra continua ricerca di agenti “eccitanti” da diluire nell’imprevedibile drink della vita, non è sempre una ricerca che porta a dei risultati deleteri; infatti una vita monotona è pur certo sicura, ma non esattamente la vita ideale per un animale che non sa stare con le mani in mano quale è l’uomo.

La verità è che noi non siamo ancora fatti per vivere in società: i nostri desideri sovrastano le interazioni con il prossimo e ci fanno così cadere in una lenta e distruttiva spirale di ingordigia; la nostra sete di “avventure”, se non viene estinta dalla tanto sfuggente “soddisfazione”, si tramuta in ossessione, divenendo così assuefatti da quella droga naturale che il nostro stesso cervello produce.

Il ricercare continuamente nuovi modi, o spremendo fino all’ultima goccia metodi già a noi noti, per ottenere questa sensazione di appagamento, porta alla dissociazione dalla realtà; sia ben chiaro che non si parla solo di tecnologie – in particolare dei social network – e dell’uso che ne facciamo, ma di tutti i metodi di “svago” a noi conosciuti.

Come ho già detto non è il ricercare queste attività che porta a questo distacco, bensì il loro smodato e sregolato uso: il “sapere quando fermarsi” è un’abilità che ognuno di noi crede di possedere, ma che in realtà in pochi veramente sanno usare; questa è una falsa convinzione che fino all’ultimo rimane al nostro fianco e ci paralizza dall’agire: quando ci accorgiamo di aver superato quel limite che ci rende assuefatti dal cercare uno svago, ricordiamo a noi stessi che “possiamo smettere quando vogliamo”, “questa è l’ultima”,“un’altra volta non fa male a nessuno”.

Il resistere a queste tentazioni è di per sé un compito certamente difficoltoso poiché esse fanno parte della nostra biologia, ma è proprio nei compiti più ardui e rischiosi che noi esseri umani diamo il del nostro meglio. Questa ricerca di avventura è sintomo di un’eterna insoddisfazione che caratterizza la nostra specie, tuttavia è necessario – per il bene nostro e, per estensione, del nostro pianeta –  che vi venga posto un freno. La cupidigia dell’uomo è un argomento vasto come del resto lo sono tutte le differenti sfumature che lo caratterizzano; ma questo sentimento in particolare rivela una determinante falla proprio nel suo metodo di simbiosi: solo quando noi cediamo quella volta di troppo è veramente troppo tardi. Usufruire di questi metodi di diletto non ha – veramente – mai ucciso nessuno; la pericolosità, lo ripeto, si trova nell’eccesso che noi umani siamo tanto propensi ad eseguire. La vera arma contro questi desideri, non è annullarli, bensì assecondarli quanto basta a placare i nostri animaleschi istinti, tuttavia mantenendo sempre, con l’aiuto della ragione e del buon senso, una mano sul volante: siamo noi che dovremmo controllare i nostri istinti, non il contrario.