IL DIARIO DI SOLIMO: 8 MARZO (anno 4 d.C.), CONSIGLI ALLE DONNE (O AGLI UOMINI?)

Fabio Maiorano – «Le belle non chiedono precetti o sostegno d’arte: hanno già in dote la bellezza, senza bisogno d’altro. Quando il mare è calmo, il marinaio sta tranquillo e sicuro; se si gonfia, ricorre agli strumenti indispensabili. È raro che si sia privi di vizi: vanno quindi nascosti, e per quanto ti riesce, maschera quelli del corpo. Se sei piccola di statura, stai seduta, e mostrati piuttosto coricata sul letto: e perché non si possa misurarti distesa, tieni coperti i piedi con la veste. La magra indossi tuniche consistenti e si lasci ricadere dalle spalle ampi mantelli. La pallida preferisca tessuti di porpora; la mora scelga stoffe di Faro. Un piede difettoso lo si celi in scarpe di morbido cuoio bianco, e le gambe smilze siano arrotondate da legacci. A scapole gracili convengono cuscinetti sottili, ed un seno scarso lo si sostenga con una fascia. Chi ha dita tozze e unghie ruvide, parli con gesti controllati; chi ha alito pesante taccia se digiuna e si tenga bene a distanza dal suo uomo; se poi ha denti anneriti o grossi o irregolari, ridendo farà danni irreparabili. Lo crederesti? Anche il riso delle donne è studiato, e con esso cercano di sedurre: si apra poco la bocca, senza distanziare troppo gli angoli; gli orli delle labbra non lascino scoperti i denti, e il ventre non sobbalzi concitato: deve risuonare lievemente, con un nonsoché di femmineo. Infatti, c’è chi storce la bocca sghignazzando, e c’è chi pur felice sembra che pianga; se qualcuna emette suoni rauchi e spiacevoli, ridendo raglia come un’asina alla mola. Dove non arriva l’arte! Le donne sanno piangere con codice preciso, a tempo e a modo. E che aggiungere, se una parola viene distorta dalla pronuncia legittima e la lingua balbetta studiatamente? Fascinoso è appunto esibire la mancanza: perciò alcune imparano a pronunciare male e ad essere meno sciolte di favella di quanto non siano. Fate dunque attenzione a questi comportamenti, giacché tornano a vostro vantaggio; muovete il corpo con andatura femminile: vi risiede parte non trascurabile d’attrattiva, che può incoraggiare o respingere. Una fa ondulare i fianchi, aleggiando la tunica mentre incede con passo superbo, un’altra cammina come si addice a moglie rubizza di un Umbro, e muove grandi passi a gambe larghe. Vi sia, qui e altrimenti, misura: nel secondo caso, l’andatura è da contadina, nel primo, eccessivamente affettata. E inoltre, alla sinistra, lascia nude la parte bassa della spalla e quella alta del braccio: conviene soprattutto a chi ha pelle nivea; quando mi capiti, bacerei quella parte scoperta fino allo stremo». Ovidio, Ars amandi, III, vv. 257-310