L’ISPETTORE PS L’ERARIO LASCIA SULMONA PER GUIDARE UNA SEZIONE DELLA MOBILE DELL’AQUILA

Trasferimento a sorpresa da fine gennaio per l’ispettore capo di Polizia, Daniele L’Erario, nella Questura dell’Aquila. L’Erario è stato per 25 anni una colonna insostituibile del Commissariato di Sulmona assicurando alla giustizia ladri e malviventi e ottenendo successo, come capo della squadra Anticrimine, in decine di operazioni, alcune delle quali, per la loro importanza, hanno avuto anche una risonanza nazionale. All’Aquila l’ispettore capo sulmonese guiderà una sezione della squadra mobile del capoluogo di regione. Sicuramente un passo in avanti nella carriera in polizia di L’Erario, anche se il suo congedo da Sulmona lascia un po’ di amaro in bocca perché la città viene privata di un grande poliziotto che in venticinque anni ha fatto parlare di sé con i risultati raggiunti. Daniele L’Erario è arrivato nel commissariato di Sulmona nel 1996 quando a soli 32 anni, proveniente proprio dalla questura dell’Aquila e subito è stato inserito, dall’allora vice questore Pasqualino Cerasoli, nella Squadra anticrimine del commissariato di Sulmona, guidata a quel tempo dall’ispettore Adriano Di Buccio e dal compianto Donato Calvi. Poliziotti ma soprattutto uomini veri che L’Erario ha sempre considerato suoi maestri di vita e di professione. Era appena arrivato in città quando si è trovato ad affrontare insieme agli altri componenti dell’Anticrimine tra i quali Tarcisio Iacovone, una delle vicende più tristi che hanno segnato la vita e la storia del territorio peligno: la tragedia del Morrone dove furono uccise due ragazze venete poco più che ventenni e una terza, Silvia Olivetti che riuscì a salvarsi dalla furia assassina di un pastore macedone, fuggendo per i tortuosi sentieri della montagna cara a Celestino V, con una pallottola conficcata nel fianco. Altra vicenda che ha visto l’ispettore L’Erario in prima fila è stato l’omicidio Doldo, l’imprenditore pescarese ucciso nel Foro di Ortona da due sulmonesi. Caso che è riuscito a risolvere insieme ai suoi colleghi dell’Anticrimine. E poi come non ricordare l’arresto insieme alla squadra mobile di Napoli del super boss della camorra, Francesco Mallardo, che si era finto malato e che si nascondeva a Sulmona da circa da due anni. E proprio dal capoluogo peligno dirigeva la sua potente cosca di Giugliano con l’obiettivo di inserirsi e fare affari nella ricostruzione post-terremoto all’Aquila. E poi ancora insieme al suo braccio destro Roberto Pizzoferrato impegnato a scovare e denunciare tutti i protagonisti delle risse che si sono accese nel centro storico di Sulmona negli ultimi anni. Venne a capo di una delicata inchiesta contro le truffe alle assicurazioni che portò alla denuncia di 73 persone. Tanti gli arresti per droga , la sparatoria di via Pescara, le attività di contrasto all’usura, successi che lo hanno portato a ottenere decine di lodi, encomi e attestati. Insomma un grande poliziotto al servizio della giustizia che lascia Sulmona e che ora vuole ripetersi anche nella questura dell’Aquila.