UN GRIDO SENZA SCOPO

Alessandro Lavalle – E’ un fatto che, a volte, siamo riluttanti a risolvere un problema: che sia per pigrizia, o perché la soluzione del problema è molto al di fuori della nostra portata, preferiamo lasciare a se stessa un’avversità che richiede da noi una variabile quantità di impegno, è un comportamento naturale e condonabile; ma a volte accade che noi rifiutiamo di affrontare una problematica a causa di una nostra volontaria decisione; non è per cattiveria, ci tengo a sottolinearlo, bensì per la nostra smodata necessità di garantirci un alibi, di sentirci con la coscienza a posto semmai qualcosa andasse storto. Sebbene una minima parte di noi assuma questo comportamento, credo che valga la pena di spiegarlo.

Il mondo è pieno di problemi di diversa magnitudine, voglio però concentrarmi su quelli che noi volontariamente occultiamo o, peggio, facciamo platealmente finta di risolvere; violenze, soprusi e pregiudizi ricadono costantemente in questa categoria: quando ci rendiamo conto dell’esistenza di tali problematiche pochi sono coloro che veramente si impegnano nella lotta mettendosi in prima linea; di fronte a queste asperità ho notato l’affermarsi della sempre crescente moda del “simbolismo”: le azioni non valgono più in quanto tali ma devono sempre essere al servizio di qualche significato nascosto e indiretto, abbiamo accantonato il risolvere i problemi attraverso il duro lavoro per passare alla delegazione più completa tramite questi gesti simbolici.

I social media hanno solamente incrementato la velocità di diffusione di questo metodo, alla stregua delle fiaccolate: post e messaggi raccolgono le presenze delle persone al richiamo della grande causa e, a discapito del potenziale di questi nobili gesti, non servono a nulla di più; il supporto che viene dato si ferma solo a parole vuote e frasi fatte cui a volte non crede neanche chi le scrive.

Non condanno questo comportamento, dopotutto credo fermamente che ferisca più la penna che la spada, ma a volte sono i fatti che smuovono le montagne; si necessita una forma di equilibrio tra il “buttarsi a capofitto nei problemi” e il “limitarsi ad osservare”. Mi spaventa come stiamo diventando pian piano tutti spettatori di eventi negativi la cui risoluzione è alla nostra portata, di come passivamente incitiamo dagli spalti i pochi che veramente si frappongono fra il giusto e l’ingiusto; chiunque è capace di schierarsi senza saggiarne le conseguenze costruendo affermazioni contorte e vaghe ideologie, occorre una presa di coscienza quando si vuole veramente fare del bene, accostarsi a chi soffre, dimostrargli il nostro appoggio attraverso i fatti quando possibile, invece di notificargli il nostro sostegno solo a parole. E’ sintomatico di persone che usano questa metodologia pavoneggiarsi per meriti indegni e continuare ad affermare la loro presenza (definita dei più arroganti come “cruciale”) nella risoluzione del problema, talvolta rimasto irrisolto; chiunque dica loro il contrario (o meglio chiunque abbia un po’ coscienza per saper dire la verità) viene immediatamente messo al suo posto e additato come persona sgradevolmente controproducente. Bisognerebbe fare una profonda autoanalisi e accettare le conseguenze delle nostre azioni, pesare bene le nostre decisioni invece di alterare la bilancia con gratificazioni vacue e momentanee ideologie di massa.

Non incito, ovviamente, a trasformare ogni causa in una crociata, ma bensì a saper riconoscere quando il nostro sostegno verbale vale meno di un aiuto concreto e ad attivarsi affinché questo aiuto arrivi fisicamente, ad usare quelle parole a noi tanto care non per “timbrare il cartellino” ma bensì per raccogliere quante più mani possibili (come avviene – o dovrebbe avvenire – nella maggior parte dei casi). Solo così un problema può dirsi veramente avviato verso la sua definitiva risoluzione; questo è il primo grande passo verso una più radicata accettazione e comprensione del prossimo: aiutarsi veramente a vicenda.

 



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *