TRAGEDIA DEL PULMINO DEL RUGBY, IL PROCESSO RISCHIA LA PRESCRIZIONE

Il processo sul tragico incidente che coinvolse la squadra di Rugby di Sulmona e nel quale persero la vita due ragazzi, Salvatore Di Padova detto Sasà, di 14 anni e Marco Liberatore di 20 anni, con altri sei giovani rimasti feriti rischia di cadere in prescrizione. Una tragedia che colpì l’intero Abruzzo e il resto del Paese. Dopo oltre sette anni, il processo è fermo ancora alla prima udienza a causa di una serie di incredibili disfunzioni giudiziarie. La prima udienza del processo si tenne esattamente 4 anni fa, il 14 febbraio 2017 e da quel momento non va avanti. L’ultimo rinvio ieri l’altro, con il giudice Francesca Pinacchio costretta a rinviare  a maggio il processo per mancata notifica degli atti all’unica imputata, Simona Cicconi, all’epoca responsabile aquilana dell’Anas per la sicurezza delle strade. Cicconi è accusata di omicidio colposo plurimo per la presenza di alberi pericolosi sul ciglio della strada e per aver omesso la predisposizione di idonei sistemi di sicurezza destinati ad impedire ai veicoli, in caso di sbandamento, la fuoriuscita dalla sede stradale, con probabilità di impatto e capovolgimento. “È incredibile quello che è accaduto in questo processo”, afferma l’avvocato Alessandro Margiotta che assiste le famiglie delle due giovani vittime, “Ci sono voluti quattro anni solo per notificare le carte all’imputata perché secondo le poste italiane e i carabinieri l’imputata, che bisogna ricordare è dirigente Anas, era sconosciuta e irreperibile”. Insomma in tutto questo tempo la procura non è riuscita a notificare i vari avvisi e i necessari accertamenti a una persona che ricopre un ruolo apicale nella sede aquilana dell’Anas. L’ennesimo caso in cui l’apparato giudiziario ha messo in mostra tutte le sue falle. Per il reato contestato alla dirigente aquilana dell’Anas, la prescrizione subentra dopo sette anni e mezzo. Con le varie pause le interruzioni restano a disposizione sette/otto mesi che, sicuramente non saranno sufficienti al giudice monocratico per arrivare ad emettere la sentenza di primo grado. Il processo si trova ancora nella fase preliminare, bisogna ascoltare i vari testimoni dell’accusa e della difesa e poi la discussione finale prima che il giudice possa decidere se condannare o assolvere l’imputata. Insomma sarà molto difficile per le famiglie dei due giovani morti nell’incidente che da sette anni aspettano giustizia, riuscire ad ascoltare l’esito della sentenza di primo grado. E sicuramente non è una consolazione il fatto che sia l’assicurazione che l’Anas abbiano già provveduto a risarcire i genitori e i familiari delle due vittime. Il tragico schianto del pulmino che trasportava i giovani rugbisti contro un albero, letteralmente spezzato in due, avvenne intorno alle 16 del 18 gennaio del 2014, subito dopo la casa cantoniera sull’Altopiano delle Cinque Miglia. Dopo lo schianto contro l’albero, il pulmino con otto ragazzi a bordo, finì nella scarpata. Salvatore Di Padova morì sul colpo. Liberatore, che era alla guida del mezzo, morì alcuni giorni dopo nell’ospedale dell’Aquila, a causa della gravità dei traumi riportati nell’incidente. I ragazzi, insieme ai dirigenti della squadra, erano di ritorno a Sulmona dopo aver partecipato a una manifestazione sportiva sulle piste da sci di Roccaraso. Un’allegra domenica di febbraio, una festa dello sport che si tramutò in tragedia.