IL DIARIO DI SOLIMO: 5 FEBBRAIO 1993, IL PONTE SUL FUTURO

Fabio Maiorano – «La città di Sulmona è delimitata da due corsi d’acqua, il torrente Vella e il fiume Gizio, che, avendo alvei profondi, la obbligano ad allungarsi. Tale estensione longitudinale non è oggi più possibile sia per ragioni urbanistiche, sia per ragioni inerenti alla vita di relazione. Al di là del torrente Vella si estende una vasta zona pianeggiante , denominata “pianoro della Potenza”, salubre e ben assolata, la quale costituisce la nuova zona di espansione della città, zona nella quale sono già sorte le case dell’EAR, dell’Istituto per le Case Popolari; il complesso del secondo settennio dell’Ina-Casa, le case costruite in seguito al risanamento igienico e numerose altre, per un importo complessivo di oltre un miliardo. La zona ha attualmente un unico collegamento col centro urbano, mediante la disagevole strada di via Fiume, strada peraltro di allacciamento anche al popoloso rione dei Cappuccini. Un collegamento molto più facile potrebbe realizzarsi mediante la costruzione di un ponte sul Vella da costruirsi sul prolungamento di via De Nino e via G. Pansa» ovviamente dopo aver demolito parte del palazzetto di proprietà Valeri: è la memoria del 4 giugno 1958 con la quale il sindaco Alberto Ruggieri avvia, di fatto, il progetto per la realizzazione del ponte sul Vella, progetto che però innescherà la tormentata vicenda dell’abbattimento del settecentesco palazzetto di proprietà Valeri al fondo di via Pansa, un intervento imprescindibile per dare corso a “Sulmona-due”, la nuova città immaginata oltre il Vella. Dopo il “tira e molla” con la Sovrintendenza alle Belle Arti, contraria alla demolizione dell’edificio, si trovò il compromesso: via libera alla demolizione di parte del palazzotto, a condizione che se ne salvi la facciata, da ricostruire sul lato che affaccia in via Pansa. Il ponte, su progetto dell’ing.arch. Riccardo Morandi, fu realizzato in breve tempo ma pare che non sia mai stato inaugurato in forma solenne. Alla fine di giugno del 1963 «non aveva ancora avuto l’onore del taglio del nastro da parte della solita personalità politica di turno» commentò Angelo Maria Scalzitti sulle colonne del Messaggero «ma praticamente è stato inaugurato da tutti i sulmonesi che vi passeggiano felici». Si racconta dell’invito al presidente della Repubblica Antonio Segni che però, tra un impegno e l’altro, rimandò l’appuntamento; poi cadde ammalato e tutto andò a monte. Con l’accorpamento degli istituti superiori in un unico polo scolastico, la memoria dell’arch. Riccardo Morandi rischia di sparire insieme all’Istituto per Geometri, intitolato a suo nome con delibera di Giunta comunale del 5 febbraio 1993.