BRUNO DI MASCI, COME NELLA FAVOLA DI FEDRO

di Luigi Liberatore

Ci viene difficile condannare in maniera dozzinale la reazione di quel cittadino anonimo, peraltro vile, fuggito dopo aver aggredito l’ex sindaco di Sulmona, Bruno Di Masci, che agli occhi dell’impaziente utente sembrava volesse rubargli un diritto acquisito: un posto in fila allo sportello anagrafe. Anzi, saremmo portati ad assolvere il suo comportamento soprattutto oggi e nelle condizioni nelle quali noi tutti siamo costretti a disciplinare le nostre esigenze quotidiane facendo e rispettando ovunque e sempre la fila. Conosciamo, però, i dettagli della cronaca e le ragioni per le quali in quel momento  l’ex sindaco avesse ogni diritto di entrare in quell’ufficio saltando la “coda”. Stava assolvendo a funzioni di pubblica utilità, a tutelare appunto anche i diritti del suo aggressore. Ma il fuggiasco cittadino non poteva saperlo: o era angustiato dalle sue asperità domestiche, oppure conoscesse bene il volto di Bruno Di Masci. Per tendenza non siamo stati mai giornalisti-poliziotti, tuttavia rimane in noi il dubbio se davvero quella persona si sentisse prevaricata o potesse consumare in quel momento una sua vendetta politica personale. La cronaca è cruda e depone tutta a favore dell’aggredito. Potremmo fermarci qui se non ci fosse di mezzo Bruno Di Masci, sindaco di Sulmona per un decennio almeno, assessore provinciale, sindacalista barricadero, e comunque personaggio di spicco della politica sulmonese da almeno quaranta anni. Nell’antica Roma sarebbe stato definito un tribuno, ecco un difensore delle prerogative sociali di gruppo, per cui non è facile dimenticare i suoi appassionati interventi in alcune delicate e infuocate campagne elettorali a Sulmona, come resta ancora vivido il ricordo a Castel Di Sangro di un suo comizio per il riconoscimento dell’Altosangro come quarto polo provinciale. E mi sa che non si è ancora spenta l’eco di una sua marcia a capo dei commercianti ambulanti sul Comune di Roccaraso contro l’ordinanza di quel sindaco che ne aveva vietato l’esercizio. Da Roma a Roma….il tragitto è breve. In una sua favola, Fedro racconta che ad un leone morente perfino un asino si prese la briga di dare calci. Sappiamo che il paragone è irriguardoso nei confronti di Bruno Di Masci e che lo stesso ex sindaco in altri tempi avrebbe risposto da par suo.. Tuttavia, senza voler fare sfoggio di erudizione, ci piace ricordare il detto: Sic transit gloria mundi.