CON LA SCARSELLA VA IN PENSIONE IL VOLTO BELLO DELLA GIUSTIZIA

di Luigi Liberatore 

Adesso posso confessare il mio peccato perché penso di essere al riparo dall’accusa di ogni ipotesi di reato, soprattutto di pensieri.. Quello di omissioni ancora mi frulla nella testa. Ho scritto per oltre un decennio tenendo nell’angolo sinistro del monitor, nella sede  el quotidiano IL TEMPO, l’immagine del sostituto procuratore della Repubblica di Sulmona, appunto Aura Scarsella. Quella foto rubata in udienza dal nostro reporter di allora è rimasta lì per tutto il tempo in cui fui responsabile di redazione, immobile in quel riquadro e sfiorata appena solo dall’addetto delle pulizie che aveva avuto ordine di non toccarla. Non da me, ovviamente, ma dagli stessi giornalisti miei collaboratori che non hanno mai espresso, soprattutto in mia presenza, alcun commento. Pensavo allora, come lo penso oggi, che il loro dilemma interiore fosse: ha paura o ne è intimamente turbato? Sciolgo subito qualsiasi dubbio. In quel tempo, oltre venticinque anni fa, fui tradotto in giudizio davanti al Tribunale di Sulmona per diffamazione. Fui assolto dal giudice, ma il procuratore chiese per me nove mesi di reclusione; era Pm di udienza Aura Scarsella. Sicchè da allora e fino alla fine della mia esperienza col TEMPO quella foto è rimasta lì. Chiaro? Il mio percorso da allora è andato sempre migliorando, in quanto a querele; sotto il versante giudiziario ci sono stati risultati e mi sono chiesto
sempre se quella foto non abbia però contribuito a domare e a reprimere le mie opinioni. Questo appartiene alla mia vita giornalistica ed ha un significato residuale rispetto all’amministrazione della Giustizia di cui è stata artefice il magistrato Aura
Scarsella nell’ambito territoriale di sua competenza. Quel Pm sgombrò subito il campo da equivoci sulle dubitabili capacità di una donna di dirigere un importante e soprattutto delicato ufficio giudiziario. Tutte le inchieste, perfino le più scabrose, recano le impronte di quel magistrato dall’“Aura” rassicurante in una cascata di riccioli neri, ma sostenuto da una mente agile e da occhi grandi da indagatore profondo. Lo ricordiamo in uscita da un bosco di Roccaraso nel pieno di una indagine per rapimento, alla guida di un drappello di carabinieri col piglio del più accanito segugio. Era lo stesso procuratore che si notava dominare con grande perizia gli sci sulle piste dell’Aremogna. Una vita a difendere i principi delle libertà femminili. Le donne le devono grande rispetto e riconoscenza. Dalle colonne di questa testata di Reteabruzzo rivolgiamo al magistrato i nostri auguri e l’invito a proseguire nel suo cammino di Giustizia.
Qualcuno si chiederà, infine, dove sia finita quella foto. Non nell’archivio del TEMPO….