IL DIARIO DI SOLIMO: 4 GENNAIO 1985, AGGHIACCIATI ERGO SULMONESI

Fabio Maiorano «Nello stillicidio seicentesco delle Accademie barocche» scrisse Giuseppe Papponetti sul numero di gennaio della Gazzetta Peligna «anche sulmona ebbe la sua: e si chiamò “degli Agghiacciati”. Scomparsa nel tempo, rimasta la sua memoria solo superstite nella segnaletica stradale del centro storico (una Via degli Agghiacciati ai più incomprensibile se non per spifferi e refoli invernali), è rinata in anni recenti. Di essa non dirò, e me ne scusino gli amici attavolati: ma per loro, nell’imminenza di S. Biagio protettore, occasione in cui si cessa di essere ibernati (…) cucinerò un antipasto etimologico. Nel 1644, in Roma, usciva a stampa un volume del sulmonese Giovan Paolo Rinaldi che raccoglieva emblemi “ad onor de’ santi, Principi, e Personaggi illustri”; fra questi ultimi, fratello dell’Autore ed Accademico, Ippolito Rainaldi presentava a sua insegna un pezzo di ghiaccio colpito dall’acciaio a produrre scintille, con il motto et ex glacie e i versi: “se gelid’è sulmona / ghiaccio è il cristallo, e mille / pur a colpi d’acciar sparge faville”. Il che spiega, in sintonia col più noto frigora dant flammas, come con Agghiacciati s’intendessero per antonomasia i sulmonesi tutti, così definiti nel solco della Sulmo gelida risalente ad Ovidio. Agghiacciati: ergo, Sulmonesi; poi, al tramonto delle belle tradizioni, volgarmente, solo “cococciari”. E tanto basti.


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