SULMONA NELLE MANI DELLE MOSCHE COCCHIERE…

di Luigi LIBERATORE  – Mi restano come ricordi giovanili due grandi immagini: una visiva, rappresentata dal manifesto gigante del Fernet Branca, appena dopo l’uscita della stazione di Introdacqua, e poi una sensazione gustativa, resa ancora asprigna dal sapore dei cachi che si potevano cogliere e mangiare lungo la strada che portava in città. Bella, bellissima, approdo mitico per chi avesse allora la fortuna di scendere con la ferrovia dalle montagne al piano, dall’Altosangro alla Valle Peligna. Per studenti e lavoratori la città di Sulmona si apriva in un abbraccio semplice, materno, con la stessa generosità con la quale si era offerta agli sfollati della seconda guerra. Anni Sessanta e dintorni…Ovidio? Lasciamolo perdere. Come non ci sembra consentito, per umiltà, di parlare di quel Liceo che si affaccia sulla omonima piazza e da cui sono usciti intellettuali, professionisti e politici di razza che hanno segnato la storia di questa terra. Perché direte, allora? Perché, sempre umilmente, oggi ci sembra di assistere a una delegittimazione della città di Sulmona, resa anonima dalle scorrerie di politici di ogni appartenenza e dallo spessore indecifrabile ma sostenuti da grande battage pubblicitario, che ne vorrebbero fare un loro manifesto pubblicitario, magari indicando dei loro referenti (indigeni ma sudditi) età, sesso e numero telefonico. Non ho avuto la fortuna di nascere a Sulmona o di poter essere iscritto all’anagrafe di quel Comune, tuttavia pensate che Giuseppe Bolino, oppure Carlo Autiero (giusto per citarne alcuni) avrebbero permesso ai lanzichenecchi di turno di fare di Sulmona terra di conquista, di nominare consoli e proconsoli? Noi abbiamo solo ricordi da far valere, e soprattutto un grande amore per la città di Sulmona che ci ha ospitati e ci ha concesso di lavorare molto modestamente nell’ambito della informazione quotidiana che solo marginalmente sfiora il versante della cultura. Ma voi pensate che il professor Ilio Iorio avrebbe impunemente lasciato spazio alle scorribande degli attuali pseudo politici o intellettuali da cartellone turistico? Ecco, è il mix cultural-politico odierno che vede davvero Sulmona alla deriva, vittima delle mosche cocchiere e immemore della propria storia, perciò irriconoscente verso i suoi uomini che hanno delineato la storia della città sia sotto il profilo amministrativo che sociale e culturale. Sulmona è irriconoscibile in questo senso. Per la modestia che la rappresenta e che tuttavia ne fa baluardo, diciamo che il sindaco in carica, Anna Maria Casini, è figlia legittima della sua terra e ne è apprezzabile rappresentante. Gli avversari? Si facciano avanti, facendo appello al popolo, reclamando consenso alla comunità sulmonese e non supporto alle loro pretese da una cartellonistica logorroica e immaginifica.