IL DIARIO DI SOLIMO: 18 NOVEMBRE 1962, MIRAGGIO INDUSTRIALE

di Fabio Maiorano Non è questa la sede per un’analisi e un giudizio sulla singolare vicenda dell’azienda aCe siemens, l’Adriatica Componenti Elettronici, diretta emanazione della tedesca siemens, che s’insediò a nord di Sulmona alla fine degli anni Cinquanta del Novecento ed entrò in attività il 18 novembre 1962; infatti, le complesse problematiche di ordine produttivo, economicoe sindacale che innescò, unitamente alle negative conseguenze sul piano occupazionale e sociale che generò quando dismise l’impianto e licenziò le maestranze, meritano spazi di approfondimento e di riflessione ben più ampi, nonché competenze di gran lunga superiori alle mie “modeste” conoscenze. Pertanto, nello spirito e nel “taglio” di questo saggio, mi limiterò
a riferire le fasi che ne precedettero l’arrivo, rimarcando però che fu tra i primi “esperimenti” attuati nel Mezzogiorno per l’impiego di manodopera femminile. Intorno al 1958, la Mial
Elettronica di Milano, divenuta poi Ace avviò un’indagine nell’area peligna tesa a sondare le capacità strutturali e umane di questa realtà, in vista di una possibile espansione produttiva. Il “sondaggio”, tenuta presente la situazione drammatica in cui versavano le regioni meridionali, dette risultati positivi, nel senso che sulmona dimostrò di avere i numeri per inserirsi in maniera ottimale nel processo industriale già avviato nel Mezzogiorno, a condizione che si fossero realizzati sostanziosi incentivi da parte del governo centrale, ampia disponibilità di manodopera e stipendi più bassi in ragione delle cosiddette “gabbie salariali”; altri vantaggi, inoltre, erano la centralità geografica della conca peligna, la presenza di un importante scalo ferroviario e di enti ed uffici territoriali; infine, in prospettiva, i ventilati progetti di realizzazione del Nucleo Industriale e dell’autostrada Roma-Sulmona-Pescara. Nel 1962, l’Ace-Siemens divenne realtà per alcune centinaia di lavoratrici.


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