SCELLI: IL GOVERNO BUTTA I SOLDI PER I MONOPATTINI E NON SALVA IL CALCIO MINORE

di Domenico Verlingieri

Situazione complicata per il calcio dilettantistico che deve fare i conti con un nuovo stop dei campionati. Interviene sull’argomento l’ex presidente del Sulmona Maurizio Scelli che avrebbe preferito altre soluzioni, in grado di garantire continuità alla stagione, con un piano ben preciso da attuare con le organizzazioni di volontariato per gestire l’emergenza Covid. Vedere tutto fermo piange il cuore ad uno come Maurizio Scelli che nel passato ha dato tanto al calcio riportando il Sulmona in Serie D nel 2013 dopo ben 18 anni. Prima di addentrarci nell’attualità, proviamo a fare un po’ di amarcord.

Avvocato Scelli riparlare di quei momenti festosi del 2013 è sempre un piacere ma quanto rammarico c’è per essere stati poi costretti a non continuare il percorso intrapreso?

“Mi prende un grande rammarico ogni volta che penso alla mia Sulmona, una città straordinaria e meravigliosa con tante potenzialità inespresse ma spesso vive più di invidia anziché fare squadra. In quegli anni invece siamo riusciti a fare squadra ottenendo risultati importanti. Non dimenticherò mai il Fadini di Giulianova tutto in piedi ad applaudirci dopo la vittoria straordinaria nello scontro diretto e quando i tifosi a Casacastalda ci hanno confortato e consolato dopo aver perso la finale per la Serie D. Queste sono cose che ti danno orgoglio, dignità, amor proprio e voglia di far bene”.

Onore adesso all’Ovidiana Sulmona ed al presidente Oreste De Deo che, ripartito dal calcio popolare in Terza Categoria, ha preso ormai dal 2018 le redini della prima squadra in Promozione garantendo credibilità ed entusiasmo all’ambiente. Ovviamente da parte di Maurizio Scelli c’è molta stima nei confronti dell’attuale società.

“Non c’è solo stima ma anche il riconoscimento dei valori e del ragionamento che all’epoca mi facevano dicendo che Sulmona doveva stare in mano ai sulmonesi. Io ero molto diffidente perché risposi che di sulmonesi pronti a metterci del proprio, a rischiare, a fare sacrifici e ad avere la voglia di sfidare il resto d’Abruzzo e dell’Italia ce ne sono pochi. Loro invece sono riusciti a ribaltare questa mia diffidenza e oggi devo riconoscergli le capacità, l’entusiasmo e la voglia di fare bene. Stanno lavorando benissimo perché la squadra riesce a dare grandi soddisfazioni ai tifosi e sono arrivati alla soglia del massimo campionato regionale. I presupposti per fare bene ci sono, mi auguro però che non accada quello che è successo a me quando invece di restare in Paradiso sono rimasto da solo. Se succede questo si deve fare per forza un passo indietro perché da soli non si può rimanere”.

L’Ovidiana Sulmona e tutte le squadre dilettantistiche sono ferme. Uno stop che, come ha già detto nei giorni scorsi, poteva essere evitato se fosse stata messa in piedi un’azione strategica con il coinvolgimento delle organizzazioni di volontariato come la Croce Rossa che lei ha portato ai massimi livelli dal 2002 al 2005. Scelli, con questa proposta ha voluto dare un contributo alla causa ma adesso con lo stop dei campionati che futuro prevede per il mondo dilettantistico? 

“Credo che ormai anche questa stagione purtroppo sia abbastanza compromessa. Nessuno si rende conto che c’è un volontariato con milioni di persone appartenenti ad organizzazioni come Croce Rossa, Misericordie e tutte le altre pubbliche assistenze che uniscono al volontariato una professionalità inaudita. Il governo e le istituzioni calcistiche avrebbero dovuto affidarsi a queste organizzazioni per far sì che tutti i protocolli potessero essere seguiti per garantire le partite ed anche il dodicesimo uomo in campo. Oggi il calcio paga la mancanza del pubblico che per i professionisti si può ovviare con i diritti televisivi mentre il dilettantismo andrebbe premiato e sostenuto perché rappresenta un valore sociale. I giovani purtroppo vivono in un mondo virtuale con facebook, twitter e gli influencer. Che prospettive hanno? Il calcio minore invece è una culla di valori sani per educare i ragazzi a stare lontani dalla droga e per non cadere in episodi di violenza e bullismo. Su questo che si doveva investire per far sì che le partite continuassero a svolgersi dalla Terza Categoria all’Eccellenza ed anche in Serie D, visto che in ogni località c’è una postazione di una qualsiasi associazione di volontariato che, ben formata e sostenuta economicamente, avrebbe potuto garantire il regolare svolgimento dei campionati. Oggi ci troviamo in una fase ormai avanzata e ci si doveva organizzare prima dando valore al calcio e non considerarlo soltanto come un peso di cui alleggerirsi. Stessa cosa avrei fatto per teatri e cinema con un’adeguata organizzazione in grado di tutelare e verificare la salute dei presenti. Sono situazioni che potevano essere gestite meglio. Nessuno si rende conto che il calcio minore è un mondo straordinario che ha bisogno di aiuti. Il governo ha messo tanti soldi a disposizione ma anche in maniera inutile. Una volta recandomi al tribunale ho visto che era pieno di monopattini buttati per terra. Questo è il dramma del Paese. Stiamo buttando soldi pubblici per l’acquisto di monopattini e teniamo fermo il calcio minore. Dobbiamo invece tenerlo vivo perché è una garanzia per la salute psicologica e fisica sia di chi lo pratica che di chi lo segue. Naturalmente la mia non è una critica ma è un monito anche ai vertici del calcio. Avendo la fortuna di essere concittadini del presidente Gravina, dobbiamo dare i pugni sul tavolo rispetto al governo ed alle istituzioni. Bisogna imporsi e proporre soluzioni senza rimanere ad aspettare che succeda qualcosa. Il calcio di Serie A e B è un altro mondo che va avanti da solo con i diritti televisivi a differenza di quello minore che, per i valori etici e sociali, non può fermarsi.  Vanno creati i presupposti per far disputare i campionati fino all’ultima giornata”.