IL DIARIO DI SOLIMO: 16 NOVEMBRE 1345, TROPPI CHIERICI EVADONO LE TASSE

Ad ammonire il vescovo Francesco di Sangro, il giorno precedente – il 15 novembre 1345 – era stata la regina Giovanna d’Angiò, lamentando che il numero dei chierici ammogliati era cresciuto in maniera anomala e tale da sollevare legittimi sospetti sul loro status. Vale la pena di ricordare che all’epoca, preti e chierici godevano di molti privilegi: per primo, del privilegio del canone per il quale non potevano essere percossi, pena la scomunica;
in secondo luogo, del privilegio del foro, in virtù del quale rispondevano esclusivamente al tribunale ecclesiastico; per terzo, del privilegio dell’esenzione dalle tasse fiscali e dalle collette municipali, in particolare dal dazio sui generi alimentari. Tanto che in Sulmona non vi era famiglia nobile o benestante che non vantasse nella propria parentela almeno un sacerdote e un chierico, il più delle volte felicemente ammogliato. Ma chi erano i chierici? Celibi o coniugati, i chierici erano autentici personaggi di Chiesa, la cui condizione era regolata dal diritto canonico; per “beneficiare” dei citati privilegi, però, dovevano attenersi a tre condizioni: 1) sposarsi con un’unica donna vergine, quindi non vedova né già maritata o concubina; 2) indossare la veste clericale e portare sempre la “tonsura”; 3) servire nella chiesa e officiare il ministero nella chiesa assegnata dal vescovo. Orbene, ai quei tempi in Sulmona c’era una vera “infestazione” di chierici conjugati che – segnalarono i sindaci alla regina Giovanna – indossavano la veste non per autentica vocazione quanto piuttosto per tornaconto, per esclusivi interessi economici; insomma, più che al servizio della chiesa, attendevano a traffici e maneggi. Di qui, l’invito al vescovo ad attivare controlli più severi al fine di stanare i “falsi chierici” che, approfittando della loro condizione, non pagavano tasse e dazio, con gravissimo danno per le casse comunali, sempre a corto di soldi…


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