DIARIO DI SOLIMO: 11 NOVEMBRE 1864, MUORE PANFILO SERAFINI

di Fabio Maiorano Muore a 47 anni, minato dalla tubercolosi, lo scrittore e patriota Panfilo Serafini; era nato il 23 agosto 1817 da Emidio e da Maria Luisa Maiorano in un’abitazione della strada a lui dedicata in occasione del Censimento del 1881. Terminati i corsi di latino e retorica nel Seminario sulmonese, intraprende gli studi letterari e filosofici a Napoli e insegna latino e greco per un paio di anni nell’abbazia di Montecassino. Ritornato in patria, non nasconde le idee patriottiche; è arrestato, processato e condannato, il 21 marzo 1854, dalla Gran Corte Speciale di Aquila «alla pena di anni venti di ferri». Aveva trentasei anni. Le lettere dal carcere rivelano le terribili sofferenze patite in carcere, i continui ascessi provocati dai ferri stretti attorno alle caviglie e i frequenti sbocchi di sangue. Liberato nel 1859, dopo 5 anni di carcere duro perché gravemente malato di tubercolosi, è confinato a Chieti. L’anno successivo, 1860, è eletto assessore al Comune di Sulmona e presidente della società Operaia; ormai minato dalla malattia, si spegne l’11 novembre 1864, a 47 anni. È sepolto nella chiesa dell’Annunziata. Innumerevoli i suoi scritti a stampa che testimoniano del suo ingegno eclettico e del suo impegno. Il suo terribile crimine era stato un sonetto anonimo e un manifestino dal titolo “Protesta del popolo napoletano” stampato dalla locale tipografia Angeletti e affisso nottetempo sulla porta dall’abitazione del sindaco. Attribuito a Panfilo Serafini, il sonetto gli costò la condanna al carcere duro.


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