IL DIARIO DI SOLIMO: 21 OTTOBRE 1885, IN ESILIO AL LOUVRE

di Fabio Maiorano Nominato Governatore di Sulmona da Alfonso duca di Calabria, il cesenate Polidoro Tiberti intraprese una serie di importanti opere pubbliche, soprattutto per rafforzare i rapporti tra la città ovidiana e la dinastia aragonese: nel 1474 – informa il Cantalicio – fece riparare la cinta muraria e restaurare le porte civiche, fece rinnovare la pavimentazione delle strade e innalzare la fontana del Vecchio. Nello stesso anno, chiese e ottenne da Ferdinando d’Aragona la conferma di alcuni capitoli e statuti comunali. Per gratitudine al sovrano, Polidoro Tiberti mise mano anche a due antiche porte inglobate all’interno dell’abitato dopo l’ampliamento – nel Trecento – del perimetro delle mura: porta S. Agostino e porta Salvatoris (nei pressi della fontana del Vecchio): qui, in una nicchia, fu messo un busto di marmo, vestito di toga, che fin oltre il XVIII secolo si ritenne che fosse il ritratto di Ovidio. Eliminata la porta nei primi decenni dell’Ottocento, quando fu necessario livellare il tratto di corso Ovidio tra la fontana del Vecchio e lo slargo della Madonna del Carmine, la scultura fu affidata alla famiglia Tabassi, che la ricoverò nel palazzo di proprietà di via Mazzara. Questo ramo di casa tabassi si trasferì a Celano e quando anni dopo il Comune chiese la restituzione del busto, tutto si rivelò vano, persino il ricorso alle vie legali: il marmo era stato venduto nel 1881 ad un antiquario francese che cinque anni dopo, a Roma, la rivendette al Museo del Louvre di Parigi, dove è tuttora in esposizione. In quel busto, ben presto gli studiosi riconobbero un magnifico ritratto di Ferdinando d’Aragona, in tutto somigliante ad altre immagini del sovrano, dal naso «lungo, aquilino ed inequivocabile (…) e dalle narici marcate», così ne parlò Roberto Pane. In marmo dipinto, il busto si potrebbe attribuire alla mano di Pietro di Martino da Milano, attivo nella seconda metà del Quattrocento a Napoli nel cantiere dell’arco trionfale di Castelnuovo. L’artista morì nel 1470 nella città partenopea, ma è probabile che abbia scolpito il busto qualche anno prima che venisse posto sulla porta Salvatoris.