IL DIARIO DI SOLIMO: 17 OTTOBRE 1943, S.ONOFRIO KAPUTT

 di Fabio Maiorano Ex alleati, e nel frattempo divenuti nemici giurati degli italiani “traditori”, i tedeschi erano convinti che nell’eremo di S. Onofrio trovassero rifugio i soldati angloamericani fuggiti dopo l’8 settembre dal Campo di prigionia di Fonte d’Amore. Così, il 17 ottobre, del tutto indifferenti alla sacralità di quel luogo che fu dimora di un santo, Pietro l’eremita, puntarono le loro artiglierie contro il Morrone, con l’obiettivo di radere al suolo quella piccola costruzione sospesa nel vuoto, tra le rocce. In poco tempo, i cannoni fecero il loro dovere “sacrilego”: ridussero l’eremo ad un cumulo di rovine e, soprattutto, privarono i fuggiaschi di una “tappa sicura” verso la libertà, oltre quella maledetta linea Gustav che tagliava in due il massiccio della Maiella. Finita la guerra, l’eremo di S. Onofrio fu incluso nell’elenco delle opere da ricostruire stilato dall’arch. Umberto Chierici, Soprintendente ai Monumenti per l’Abruzzo, ente che finanziò buona parte degli interventi. Da parte sua, il Governo Militare Alleato erogò un contributo di 30.000 lire per riparare i tetti e le murature. Il progetto di restauro rispettò lo sviluppo della pianta originaria ma sancì anche l’eliminazione della volta a botte della cappella che consentì di riscoprire il soffitto ligneo e due affreschi del quattrocento; nell’oratorio, inoltre, fu riportato l’antico altare di pietra mentre nel fronte che si affaccia sulla valle fu realizzato un loggiato a dieci archi a tutto sesto.


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