LICENZE TAXI, LA CASSAZIONE DÀ TORTO ALL’EX SEGRETARIO DI PACENTRO, CHE DOVRÀ RISARCIRE IL COMUNE

Era accusata di abuso e falso per aver rilasciato delle licenze per il noleggio di auto con conducente permettendo a decine di autisti romani di poter fare i tassisti nella capitale. Condannata in primo grado a 2 anni e sei mesi, la sentenza è andata prescritta in Appello  ma non quella relativa al risarcimento civile nei confronti del Comune. Per questo si era rivolta alla Corte Suprema ritenendo di essere vittima di un errore giudiziario. Ma anche la Corte di Cassazione le ha dato torto mettendo la parola fine a una vicenda che ha tenuto banco per diversi anni a Pacentro e nei palazzi di giustizia. Protagonista della vicenda giudiziaria l’ex segretario generale del comune di Pacentro Fiorella Ionata, originaria di Francavilla al Mare che, dopo la decisione della Corte d’Appello di riconoscere i danni al Comune di Pacentro ora dovrà anche pagare le spese stabilite dalla Corte di Cassazione che, dichiarando  inammissibile il ricorso della Ionata l’ha condannata al pagamento della somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende e alla refusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel  giudizio dalla parte civile liquidate in 3.510 euro, oltre agli accessori di legge. “Non siamo d’accordo con la decisione della Corte di Cassazione, ma la rispetteremo”, afferma il difensore dell’imputata, l’avvocato Antonietta Pace, “così come abbiamo fatto negli altri gradi di giudizio. Aspetto di conoscere le motivazioni”. L’inchiesta partì a seguito di un controllo nel lontano 2007 della polizia stradale di Pratola Peligna sulle licenze per i taxi. Dal controllo gli agenti scoprirono che quel tassista residente a Roma, era in possesso di una licenza rilasciata dal Comune di Pacentro. Un fatto, che i poliziotti ritennero strano e dagli accertamenti spuntarono altre licenze simili corredate di molte anomalie per le quali finirono sotto inchiesta l’allora sindaco FernandoCaparso, i consiglieri di maggioranza dell’epoca e appunto la Ionata. Sindaco e consiglieri riuscirono a dimostrare la loro estraneità ai fatti, mentre la dirigente è stata condannata in primo grado per abuso d’ufficio e falso a 2 anni e sei mesi di reclusione per aver posto la sua firma in calce alle licenze. Sentenza parzialmente riformata in Corte d’Appello che ha annullato la condanna per intervenuta prescrizione, confermando il risarcimento nei confronti del Comune.