SULMONESE MORTO IN CELLA, LA MADRE PRESENTA DENUNCIA CONTRO IGNOTI

“Mariano è morto in carcere ma non doveva stare in carcere”. Parla l’avvocato Paolo Vecchioli, difensore di fiducia di Mariano Di Rocco, il cinquantaseienne sulmonese che domenica mattina si è spento per un collasso cardiocircolatorio in una cella del carcere di Castrogno di Teramo. Di Rocco era stato di nuovo incarcerato per evasione dagli arresti domiciliari, avvenuta nel giugno scorso, in circostanze rimaste peraltro da chiarire. La madre ha presentato ieri denuncia contro ignoti per la morte del figlio, costretto in cella, nonostante soffrisse di una grave forma di diabete. Tutto documentato con un’istanza di scarcerazione presentata al giudice di sorveglianza. Come altre due istanze analoghe, nei mesi scorsi, erano state presentate dall’avvocato Stefano Michelangelo e respinte. “Questo suo stato precario di salute era incompatibile con il regime carcerario” afferma l’avvocato, ricordando che oltretutto, per la sua condizione di sofferenza, Mariano Di Rocco non andava nemmeno più a colloquio con i familiari. “Una situazione pietosa” sottolinea Vecchioli. Ora è atteso l’esito dell’autopsia, disposta dalla Procura della Repubblica di Teramo. “La denuncia è contro ignoti, adesso sarà il magistrato a fare la qualificazione giuridica del fatto – precisa l’avvocato Vecchioli – secondo me in questa triste vicenda ci sono fatti sia commissivi che omissivi”. “Aveva difficoltà a deambulare, problemi conseguenti al diabete – continua Vecchioli – non si capisce perché tenere in carcere una persona malata in quel modo, sia a Sulmona che a Teramo. Qualcuno dovrà spiegarlo”.



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