IL DIARIO DI SOLIMO: 7 OTTOBRE 1887, TERRA E STORIA MAESTRE DI VITA

Dopo le conferenze sulla vendemmia e sulla vinificazione, tenute dal prof. Vittorio Puschi, su consiglio dello stesso luminare e d’intesa con il presidente del Comizio Agrario, la Giunta municipale inoltrò domanda al ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, affinché alla Scuola Tecnica Pareggiata fosse aggiunto il quarto corso per l’insegnamento della viticultura e dell’enologia. «Tale provvedimento – si rimarca nella deliberazione di Giunta – sarà di poco aggravio pel Comune perché essendo lo stipendio del professore a carico del Governo, non si andrà incontro che a leggiera spesa per l’arredamento». Lungimiranti, i nostri amministratori, nell’intuire le enormi potenzialità economiche della conca sulmonese sulla coltivazione della vite e sull’enologia, cioè sulla vocazione naturale dei terreni più fertili da secoli “dedicati” alla viticultura. L’esatto contrario, invece, fecero nel secolo successivo quegli amministratori che decisero d’impiantare il nucleo industriale nel centro della conca, sacrificando le terre migliori alle fabbriche, alle “cattedrali nel deserto”, alle strade. Col risultato che, a distanza di pochi decenni, il miraggio industriale è miseramente fallito, le fabbriche hanno chiuso, le campagne sono state abbandonate e l’agricoltura è stata messa in ginocchio. Sarebbe bastato aprire un qualsiasi libro di storia per scoprire che i nostri antenati, i Peligni, avevano le necropoli sui terreni più aridi e nelle aree decentrate, ben consapevoli del valore della “terra madre”, quella che ti nutre e ti dà di che vivere.


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