IL DIARIO DI SOLIMO: 2 OTTOBRE 1929, QUANDO I CONTADINI DISSERO BASTA

Da sempre oppressi dalla miseria e dalle tasse, i contadini mal sopportarono la nuova gabella sulle fascine –cannizze, ceppi e tralci di vite da bruciare nel camino di casa – appena introdotta dal commissario prefettizio Francesco Tocco per rimpinguare le asfittiche casse comunali. Stanchi dei soprusi, decisero di disertare il mercato del mercoledì e d’inscenare– quella mattina – una vibrata protesta in Municipio. Ben presto, però, la tensione salì alle stelle, per tramutarsi in violenza allorché ci si accorse che il Commissario non era in ufficio. Con un’azione fulminea, i dimostranti si sparsero in gruppi e assaltarono le garitte daziarie (la prima fu quella di porta Pacentrana), distrutte nel volgere di pochi minuti. La guardiola in via della Stazione fu incendiata. In quel frangente, nei pressi della villa comunale i rivoltosi intercettarono il commissario prefettizio che, per sottrarsi alla furia della folla esagitata, salì al volo sulla vettura daziaria diretta allo scalo ferroviario e si rifugiò nella vicina casermetta dei Carabinieri. Decisi a farsi consegnare il dottor Tocco, per “rispedirlo”in treno all’Aquila, l’avamposto fu cinto d’assedio, tanto che per evitare ulteriori incidenti, i Carabinieri cedettero alla richiesta. Scortato dai militari e seguito dal rumoroso corteo di contadini armati di zappe, forconi e roncole (si racconta di oltre 500 persone), il funzionario giunse in stazione e salì sul primo treno per l’Aquila. Quando però il convoglio si mosse, la tensione aumento all’inverosimile e si ebbe lo scontro frontale, il primo incidente: sparando colpi di pistola in aria, carabinieri a cavallo, soldati e poliziotti caricarono la folla, fino a disperderla. Agli arresti finirono in 43 ma quasi tutti tornarono in libertà dopo poche ore. Nel processo celebrato il 30 gennaio 1930, anche gli ultimi dodici incriminati furono graziati; due soli scontarono pochi giorni di carcere mentre un terzo, pregiudicato, fu
rinchiuso per tre mesi e dieci giorni. Poco tempo dopo, il regime fascista abolì le garitte in tutt’Italia e avviò la riforma della legge sull’esazione del dazio-consumo.


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