IL DIARIO DI SOLIMO: 23 SETTEMBRE 1665, L’URNA DEL PATRONO

Chi scende nella cripta della chiesa di S. Panfilo, dalla scalinata centrale, s’imbatte nella cappella del santo, come la scala realizzata nella seconda metà del seicento; al centro vi sorge «l’altare di pietra nostrana», così la descrive Pietro Piccirilli «intarsiata con marmi di belli colori. Questo altare è un grosso dado, sopra il quale si eleva elegantissimo un tempietto di ordine Corinzio imbarocchito, lavorato con molta finezza. Le otto colonne sono di stalattite, detta volgarmente ghiaccio del monte Maiella, e le statuette e i putti sul cornicione, di gesso. In quella parte che guarda l’ingresso della chiesa, il tempietto è chiuso con una porticina di rame dorato, sulla quale sta incisa la figura di S. Panfilo soprastante a Sulmona, con intorno intorno un festone di fiori di buon disegno. Dentro il tempietto sta il busto del santo, che fu lavorato da Giovanni di Marino di Cicco di sulmona intorno al 1459». Mani e testa sono però di altro autore poiché le originali furono rubate nel 1705. Sotto il tempietto, nella parte cava del parallelepipedo, si custodisce parte delle ossa di S.Panfilo in un’urna di bronzo, che ha quest’iscrizione: Corpus S. Pamphilis pont. et confes. Per volere del vescovo Gregorio Carducci, le sacre reliquie furono tolte dalla cassetta di legno in cui le aveva riposte il 23 aprile 1625 il vescovo Francesco Cavalieri, e depositate in un’urna di bronzo indorato e vetri, sui tutti i lati, che fu donata il 23 settembre 1665 dall’arciprete Francescantonio Sardi.


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