IL DIARIO DI SOLIMO: 20 SETTEMBRE 91 AVANTI CRISTO, QUI SI FORGIO’ IL NOME ITALIA

Sconfitti dai Romani nel 304 avanti Cristo, Peligni e Marsi ne divennero alleati e combatterono al loro fianco contro Pirro, contro i Galli, contro Annibale e in numerose altre guerre. Tuttavia  non ottennero mai la cittadinanza romana, nemmeno quando la vexata quaestio fu portata all’attenzione del Senato dal tribuno Marco Livio Druso, che per essersi pronunciato in favore dei popoli italici, fu assassinato. A quest’ultimo diniego, le popolazioni italiche – Peligni, Marsi, Piceni, Sanniti, Lucani, Marrucini, Apuli, Frentani, Vestini – si riunirono nel 91 a. C. a Corfinio, ribattezzata “Italia” e, dopo essersi costituiti in Lega, nei primi giorni dell’autunno dichiararono guerra a Roma sotto il comando del marso Quinto Poppedio Silone. È la prima volta che il nome Italia acquista significato sociale e politico. Per sancire l’alleanza, ma soprattutto per affermare l’autonomia da Roma, furono coniate anche monete d’argento, il
denario: una con il profilo di donna – l’Italia – coronata d’alloro e la legenda Italia sul dritto e, sul verso, otto guerrieri che si fronteggiano su due righe, le spade in basso nell’atto di giurare fedeltà alla Lega Italica; un’altra propone lo stesso profilo di donna coronata d’alloro ma con la legenda osca retrograda Uileti (viteliu’, ‘Italia’) e sul rovescio un soldato con elmo, posto di fronte e con una lancia puntata a terra, piede destro su uno stendardo e, a sinistra, un toro sdraiato a terra e lettera A osca; la terza, è caratterizzata da un toro che tiene una lupa sotto le zampe, a simboleggiare la vittoria della Lega su Roma, simboleggiata dalla lupa. La guerra sociale prese avvio nella primavera del 90 a. C. e per tutto l’anno l’esercito italico ebbe la meglio in ogni scontro; Roma era ad un passo dalla capitolazione ma ben presto riuscì a riorganizzarsi e a riprendere fiducia grazie all’arguzia tattica di due comandanti, prima Caio Mario e poi Lucio Cornelio Silla. Nel frattempo, il Senato romano tentò anche la via diplomatica, promulgando due importanti leggi: la legge Giulia, del 90 a. C., che accordava i diritti di cittadinanza ai popoli italici rimasti neutrali, la seconda – legge Plautia-Papiria dell’anno successivo – con la quale si dissuasero gli Umbri e gli Etruschi a non unirsi agli insorti. A quel punto il destino della guerra volse a favore dei Romani e il 30 aprile del 79 a. C., conconquista  Corfinio da parte delle legioni di Cneo Pompeo Strabone, l’ultima resistenza degli italici fu del tutto annientata. La conquista di Lega Italica era stata sconfitta militarmente ma Roma riconobbe la civitas romana alle popolazioni consociate: Peligni e Marsi furono assegnati alla tribù Sergia.