77 ANNI FA LA DEPORTAZIONE DEI MILITARI ITALIANI IN GERMANIA, TRA LORO IL PRATOLANO ROCCO DI PILLO

Cade oggi il 77°anniversario della deportazione di circa cinquecento militari italiani, rinchiusi nel carcere di Pizzighettone. Tra questi militari Rocco Di Pillo, classe 1919, di Pratola Peligna, che ridotto pelle e ossa, riuscì a scampare alla morte, facendo ritorno a casa. Per questo anniversario, che rievoca dolore, stenti, umiliazioni subiti dai deportati, non ci saranno cerimonie di commemorazione. Giancarlo Gambarelli, ricercatore storico e autore dell’interessante volume “Forche Galere Evasioni – Storia delle carceri di Pizzighettone” propone che all’ingresso di quelle che furono le celle nelle quali vennero rinchiusi i militari italiani sia posata una simbolica “pietra d’inciampo” a loro memoria e a monito soprattutto delle giovani generazioni, perché mai più guerre, violenze, sangue e morte, siano padroni della storia. Proprio nella giornata del 18 settembre 1943 giovani militari italiani vennero rinchiusi a Pizzighettone e poi, ridotti allo stremo, deportati su carri bestiame, verso i campi di sterminio. Molti di loro morirono di stenti durante il tremendo viaggio verso i campi. Alcuni, per fare avere notizie ai familiari, gettarono dai carri una medaglietta con inciso il loro nome o una cartolina. Terribili le testimonianze di quella deportazione, con i soldati tedeschi che spingevano nei carri i militari italiani, colpendoli con il calcio dei fucili e minacciandoli di morte. Questo fu l’altissimo prezzo di sangue e di morte pagato dai militari italiani, che rifiutarono l’adesione allo Stato-fantoccio della Repubblica sociale italiana, voluta nel disperato tentativo intrapreso da Mussolini, su pressione di Hitler, di salvare quel che restava ormai del naufragato regime fascista, che aveva portato l’Italia alla guerra e alla disfatta. Di Pillo, deportato nel campo di Flossenburg Di Pillo venne insignito di medaglia d’onore e la municipalità pratolana gli ha intestato una strada della cittadina peligna.