LA REGIONE VARA IL PIANO FAUNISTICO-VENATORIO DELL’ASSESSORE IMPRUDENTE

Approvazione all’unanimità dal Consiglio regionale per il Piano faunistico venatorio 2020-2024, un documento di 361 pagine. “Il piano faunistico venatorio – come si legge nella nota introduttiva – è lo strumento necessario per conseguire una razionale pianificazione territoriale, perseguire gli obiettivi di tutela e conservazione della fauna selvatica, tutelare l’equilibrio ambientale e gli habitat presenti, oltre a prevederne la riqualificazione e a disciplinare l’attività venatoria per ottenere un prelievo sostenibile”. Dopo quindici anni dall’ultimo, scaduto per l’appunto nel 2005, per l’assessore regionale Emanuele Imprudente “l’approvazione del piano è un passaggio a suo modo storico, un fondamentale documento di programmazione e regolamentazione, partecipato e dettagliato, flessibile e ulteriormente adattabile”. Il piano faunistico è strumento di programmazione e pianificazione territoriale attraverso il quale la Regione definisce le linee guida e gli obiettivi della pianificazione faunistico-venatoria, tenendo conto delle realtà ambientali e socio-economiche. “Attraverso il piano si attua una razionale pianificazione territoriale e si consente di tutelare e conservare la fauna selvatica. In questo modo si tutelano l’equilibrio territoriale e gli habitat, prevedendone anche la riqualificazione. La caccia sarà disciplinata affinché sia attuata in modo sostenibile ed è lo strumento che ci consentirà anche di varare nei prossimi anni calendari venatori in linea con le altre regioni a noi confinanti” spiega l’assessore.  Il piano prevede le oasi di protezione destinate al rifugio, alla riproduzione ed alla sosta della fauna selvatica; le zone di ripopolamento e cattura, destinate alla riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale ed alla cattura della stessa per l’immissione sul territorio in tempi e condizioni utili all’ambientamento fino alla ricostituzione ed alla stabilizzazione della densità faunistica ottimale per il territorio; le zone ed i periodi per l’addestramento, l’allenamento e le gare di cani su fauna selvatica naturale o di allevamento appartenente a specie cacciabili; criteri per la determinazione dei risarcimenti, in favore dei proprietari o conduttori di fondi rustici, per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole ed alle opere approntate sui terreni vincolati; i criteri per la corresponsione degli incentivi in favore dei proprietari o conduttori dei fondi rustici, singoli o associati che si impegnino alla tutela ed al ripristino degli habitat naturali ed all’incremento della fauna selvatica; l’individuazione del territorio agro-silvo-pastorale in cui è ammessa la caccia, comprese le zone contigue ai parchi nazionali e regionali.“Una particolare attenzione – conclude Imprudente – è stata posta per la gestione di tutti gli ungulati quali cinghiale, cervo e capriolo rispetto a cui si sono valutati tutti i fattori necessari per la corretta gestione dall’idoneità agroforestale, ai biotopi, alla vocazione dei territori che rappresenta una priorità e un impegno per la regione Abruzzo, in particolare per la riduzione dei danni che le specie arrecano alle colture agricole. Anche per le specie protette quale l’orso, il lupo e il camoscio, sono state indicate le strategie future da adottare per la loro conservazione”.