IL DIARIO DI SOLIMO: 18 SETTEMBRE 1363, E CONTINUANO A CHIAMARLO MARCO

(…) Nos Paulus sir Mathie de Sulmona, dicte civitatis Sulmone iudex, Berteraymus Bastonus de Neapoli, civis Sulmone, publicus esiusdem civitatis Sulmone notarius (…) testamur quod magister Barbatus Jacobi notarij Berardi de Sulmona, regis et reginali secretarius (…) ordinate disponere (…). In primis eligit sibi seppulturam corporis sui in ecclesia Sancti Dominici de Sulmona, in cappella depitta in qua est seppultura omnium de domo sua (…): sono i passi iniziali e nodali del testamento dettato il 18 settembre 1363 dall’umanista Barbato da Sulmona, che si può tradurre così: (…) ‘noi, sir paolo di Mattia di Sulmona, giudice di detta città, Berteiramo Bastono di Napoli, cittadino sulmonese, pubblico notaio della stessa città di Sulmona (…), attestiamo ciò che il maestro Barbato di
jacopo del notaio Berardo di sulmona, segretario regio e reginale (…), vuole disporre con ordine (…): per primo elegge la sepoltura del suo corpo nella chiesa di san domenico di Sulmona, nella cappella dipinta in cui c’è la sepoltura di tutti di casa sua’ (…). da questi brevi frammenti del testamento, che si custodisce nell’Archivio dell’Annunziata (fasc. 34, n. 340), si desume che Barbato era il nome di battesimo, «ridotto poi a cognome dalla corta memoria degli storiografi locali» è il sarcastico commento di Giuseppe Papponetti «giustapponendogli variamente Marco, Francesco e Giovanni, che ebbero alterne fortune nella tradizione antiquaria ed erudita». Altra notizia è che Barbato dispose di essere sepolto nella cappella di famiglia, nella chiesa di S. Domenico, perché residente
nel distretto di porta Manaresca. Inoltre, nel rispetto della volontà espressa per iscritto dall’illustre concittadino, nel 1931 gli amministratori municipali lo hanno “sfrattato” dalla strada che gli era stata dedicata nel quartiere natio (poi divenuta via Roma) per relegarlo in tutt’altra parte del centro storico, dove una targa di marmo continua a sbeffeggiarne l’identità: via Marco Barbato…