IL DIARIO DI SOLIMO: 27 AGOSTO 1943, LA MORTE VIENE DAL CIELO

Quel venerdì mattina, una delle tante giornate di guerra, il sibilo assordante delle sirene risuona per la seconda volta alle undici e un quarto; un falso allarme era già scattato intorno alle 10, ma stavolta il rombo cupo e sinistro dei motori degli aerei, apparsi all’improvviso nel cielo di Sulmona, in direzione di Raiano, non lascia presagire niente di buono: quel massiccio dispiegamento di fuoco (67 fortezze volanti I più grandi bombardieri in dotazione all’aviazione alleata, e un settantina di Liberator B-24, bombardieri di fabbricazione americana), prende subito di mira sia lo stabilimento dinamite Nobel di Pratola Peligna, alle falde di colle S. Cosimo, sia lo scalo ferroviario di Sulmona dove sono appena giunti due convogli con decine di passeggeri a bordo, l’uno da Roma, l’altro da Pescara. In pochi minuti – sono le 11 e 35 – piovono dal cielo centinaia di ordigni che distruggono impianti e officine; un gran numero di vagoni è in fiamme, l’aria è irrespirabile per il fumo acre e, soprattutto, per i gas tossici sprigionati da sei vagoni-cisterna carichi di cloro; si contano già molti morti e feriti, ma in tanti sono ancora assiepati nei sottopassaggi e nei saloni della stazione, autentiche trappole in caso di una seconda quanto prevedibile incursione; e quando gli aerei spuntano di nuovo all’orizzonte, è il fuggi fuggi generale: uomini, donne, bambini, civili e militari corrono all’impazzata in cerca di un rifugio sicuro, ma i più scelgono di nascondersi nel boschetto di pioppi di fronte alla stazione, oltre il ponticello sul fiume Gizio. Le fortezze volanti, intanto, sganciano bombe a ripetizione che centrano di nuovo la stazione ma non risparmiano neppure il boschetto: un attacco “mirato” a neutralizzare obiettivi strategici si trasforma così in strage di civili inermi, in tragedia immane. Alle 12 e 15 “le ali della morte” scompaiono oltre il monte Morrone, dopo aver seminato lutti, distruzione e dolore: i morti sono 104, più di 400 i feriti, i danni incommensurabili. sulmona subì altri bombardamenti e mitragliamenti, con rilevanti tributi di sangue: il 3 settembre ’43 alle ore 13.30 ci fu una vittima; il 5 ottobre ’43 alle ore 22 si ebbero 3 morti; il 19 gennaio ’44, in due distinte incursioni (ore 11 e ore 17) perirono in 12; il 3 febbraio ’43, alle ore 14,45, morirono 85 innocenti; il 4 maggio ’44, alle ore 10, le vittime furono 8; il 30 maggio ’44, alle ore 12.10, la morte colpì 53 persone. Altri 15 morti si registrarono in date diverse.