FONDI COMUNITARI SPESI ALLA CARLONA

È orami noto a tutti coloro i quali si occupano a vario titolo delle questioni riguardanti la vita di campagna e della natura, come la fallimentare e sconsiderata gestione ultra ventennale delle aree naturali protette, sia sotto il punto di vista naturalistico che sotto quello concernente più in generale la regolamentazione e lo svolgimento delle attività umane direttamente o indirettamente correlate con la fruizione degli habitat naturali, abbia prodotto gravi danni in Abruzzo. Questi oggi sono facilmente riscontrabili sul territorio montano abruzzese sia per le attività economiche tradizionali che con riferimento alla fauna selvatica particolarmente tutelata dalle direttive UE e dalla Legge dello Stato, come è ad esempio il caso del tanto amato orso bruno d’Abruzzo. Basti pensare e considerare a tale proposito quanto accaduto e continua ad accadere ormai da molti lustri a proposito della gestione di questo simpatico mammifero. Infatti, è ormai evidente come si elaborino e si licenzino cervellotici ed insensati piani e regolamenti in tema di attività venatoria, di pascoli, di taglio dei boschi ecc. con la pretestuosa motivazione della protezione e conservazione del plantigrado ma al contempo si scavano nuove  gallerie si costruiscono nuove strade e si ha l’intenzione di cementificare vaste zone proprio nei parchi ed in particolare in quelle arre degli stessi dove sono stati spesi e si spendono cospicui finanziamenti finalizzati alla sua tutela. È emblematico il caso di quanto accaduto nel Parco Sirente Velino, ma esistono altri istruttivi esempi in materia. Limitandoci al citato parco è bene far sapere all’opinione pubblica che nel territorio ove è stato posto in atto il progetto Life denominato “SALVIAMO L’ORSO -2003/2007” è stata scavata una Galleria di 1290 metri, distruggendo sorgenti, faggi ed aceri secolari, nell’anno 2009 e nel 2011 avevano intenzione di cementificare un’area per un una cubatura di 200.000 metri. Trattasi delle località denominate Serralunga di Caporitorto e Pratelle- La Cona nel comprensorio del comune di Rocca Di Cambio. E non finisce qui! Proseguiamo a parlare del nostro a noi simpatico animale e rendiamo noti alcuni dati tratti dal PATOM: negli anni 80 erano presenti  nel solo PNALM e aree limitrofe circa 100/ 120 orsi; a partire dagli anni durante i quali sono stati istituiti i nuovi Parchi, 1991/95, nonostante siano stati sino ad oggi spesi circa 20 milioni di euro in progetti Life Arctos  gli orsi si sono ridotti a circa 40/ 50. Mettendo a confronto l’esperienza similare realizzata Trentino con il progetto di reintroduzione  dell’orso bruno sulle alpi centrali ed in particolare nel Parco naturale Adamello Brenta, ci accorgiamo di come è stato sperperato inutilmente il denaro pubblico per un progetto rivelatosi fallimentare: partendo da tre maschi e sette femmine, cosiddetti individui fondatori, ad oggi si contano 90 orsi, come dichiarato dal direttore Cristiano Trotter in occasione della fuga dell’orso denominato dal Ministro Costa Papillon al contrario scientificamente chiamato M49.

Un Commento su “FONDI COMUNITARI SPESI ALLA CARLONA

  • 19 Agosto 2020 in 18:20
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    Non sono esperto di orsi, ma conosco la zona; la galleria realizzata ha avvicinato l’altipiano alla viabilità veloce; non mi risulta ci fossero sorgenti; gli alberi abbattuti sono stati obiettivamente pochi; da quelle parti non mi risulta, purtroppo, che ci siano stati avvistamenti di orsi negli ultimi decenni; non ho notizia di progetti di espansione edilizia in un territorio già ben fornito; infine, l’articolo è scritto veramente male, fatevi aiutare da qualche bravo studente di liceo.

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