DIARIO DI SOLIMO: 10 AGOSTO 1884, L’ACQUA E’ DI TUTTI

Le sorgenti sono demaniali, dunque l’acqua è di tutti. Lo stabilì la legge sulla derivazione delle acque pubbliche, la n. 2644 del 10 agosto 1884, che nel relativo elenco – al n. 207– decretò di pubblica utilità le acque del Gizio «dallo sbocco nel Sagittario, risalendo fino a tre chilometri a monte di S. Margherita, una chiesuola posta nella valle solcata dal tronco torrentizio di cui sopra». Quest’importante caposaldo legislativo, tuttavia, non pose fine alla secolare contesa, tra i Comuni di sulmona e Pettorano, sull’uso dell’acqua potabile e irrigua prelevata dalle sorgenti del fiume Gizio. Periodicamente al centro di tensioni, liti e
polemiche, la querelle era riesplosa alla fine dell’Ottocento, allorché il Comune di Sulmona, deciso a costruire un proprio acquedotto per l’acqua potabile, aveva ottenuto dal Prefetto l’autorizzazione a prelevare 60 litri di acqua al secondo dalle sorgenti del Gizio. Gli amministratori di Pettorano tentarono in tutti i modi di ostacolare il progetto di un acquedotto pubblico al servizio degli abitanti di Sulmona, ma il Ministero delle Finanze chiuse definitivamente ogni rivendicazione di parte ribadendo in modo inequivocabile, con nota del 18 febbraio 1898, che le sorgenti erano demaniali (cioè appartenevano a tutti) e che l’acqua,
di conseguenza, era un bene di pubblica utilità, al pari degli acquedotti e delle reti idriche.