19 LUGLIO 1943, APPUNTAMENTO COL DESTINO

Orfana di padre, un maresciallo dei Carabinieri morto accidentalmente per lo scoppio della pistola d’ordinanza, Vincenzina Canto la conoscevano in tanti perché era una bella ragazza, una brava e bella studente di 22 anni. Frequentava la facoltà di Lettere, all’Università di Roma, e il 19 luglio del ’43 avrebbe
dovuto sostenere un esame. Per un contrattempo, per se il treno delle 3 ma decise di fermarsi alla stazione di Sulmona per salire sul “diretto” delle 5. Quando il convoglio arrivò allo scalo di Roma-Prenestina, piloti anglo-americani scatenarono sulla capitale un massiccio bombardamento: erano le 11,03 e 662 bombardieri, scortati da 268 caccia, sganciarono in un paio di ore più di 4.000 ordigni; nel mirino degli aerei finì Vincenzina Canto anche il “diretto” proveniente da sulmona nel quale morirono decine di persone, tra le quali la giovane Vincenzina Canto. Tutte le salme, si parla di quasi mille vittime, furono trasferite al cimitero del Verano. Da Sulmona partì tempestivamente il Segretario Comunale, Raffaele Ferri – cognato del fidanzato della giovane, in servizio come ufficiale in Sicilia accompagnato dall’amico Alfonso Di Placido. Dopo ore di ricerche, la salma di Vincenzina fu identificata ma le autorità militari ne impedirono la traslazione a Sulmona. Prima che il cadavere fosse tumulato, i due pensarono d’inserire un foglio di carta, con le generalità della defunta, in una bottiglia di vetro e di chiuderla nella bara. Grazie a quest’espediente, alla fine della guerra fu possibile rintracciare la tomba di Vincenzina e trasportarne la salma al cimitero di Sulmona, dove riposa ancora nel padiglione della confraternita di S. Maria della Tomba.