CHEF SULMONESE ESPORTA LA GASTRONOMIA ABRUZZESE IN EMILIA, CUCINA A “KM VERO”

Mentre in questi giorni in città e nel territorio si promuove l’enogastronomia abruzzese, uno chef abruzzese, Domenico Ciotti, sulmonese doc, da tempo ha esportato la cucina tipica regionale in terra d’Emilia. A Bologna, in via Pietralata 42, piccola traversa su via del Pratello, strada della movida bolognese, balza agli occhi l’Orsetto d’Abruzzo, piccolo locale che promuove la cucina agropastorale abruzzese. Un posto raccolto dove fin dalle pareti traspira da subito l’aria dell’Abruzzo con le immagini dei paesi più celebri ed i loro personaggi. “Questo ristorante promuove una cucina regionale semplice e genuina senza troppi fronzoli, per rimarcare in ogni piatto l’importanza del prodotto del territorio a “km vero” perche sicuramente non siamo a km 0 ma a 400 km di distanza dalla nostra amata regione” sottolinea Ciotti, comproprietario del locale insieme ad Enrica di Giuseppe, entrambi arrivati a Bologna dalla Scuola Alberghiera di Villa Santa Maria, in provincia di Chieti, nota ovunque come la patria dei cuochi. “Con il valido aiuto di Chiara,Yuri e Diletta anche loro tutti abruzzesi, raccontiamo attraverso i profumi e i sapori la nostra amata regione – spiega Ciotti – i prodotti sono molteplici, dalla carta dei vini con l’inconfondibile Montepulciano delle cantine abruzzesi allo zafferano e ceci di Navelli, i formaggi della valle scannese, la Ventricina del Vastese, l’aglio rosso e le zolle d’aglio di Sulmona molto apprezzati”.  “Circa tre anni fa abbiamo fatto un giro dell’intero Abruzzo cercando di conoscere più ricette possibili, non sapevamo che la nostra regione potesse avere cosi tante ricette semplici ma comunque da un animo nobile – racconta lo chef sulmonese – quello che più ha mosso qualcosa dentro di noi è stata la merenda dei campi, una fetta di pane strofinato con l’aglio rosso e una fetta di formaggio, pasto semplice ma di carattere come noi abruzzesi. Alla fine del viaggio ci siamo ritrovati con un quaderno pieno di nuove ricette “rubate “ dalle persone che all’inizio ci guardavano con sospetto ma poi quando iniziavamo a parlare  di cucina, ci ospitavano subito per il classico caffè”. “Durante questo periodo di chiusura per l’emergenza sanitaria abbiamo cercato di impegnarci su alcuni nuovi piatti, senza mai distaccarci però dalla nostra regione. Abbiamo voluto solo cercare il connubio tra la gastronomia della nostra regione e  quella dell’Emilia-Romagna che ci ospita ormai da dieci anni” aggiunge Ciotti. “Siamo stati contattati da Giuseppe Bono per partecipare il 2 luglio scorso alla cena “Profumi e sapori della valle peligna” e cosi abbiamo pensato di mettere nel piatto il frutto di questo periodo di stop – dice lo chef – i “pallottelli” prodotti partendo dalla classica “pallotte cace e ove’”, una delle ricette principali dell’Abruzzo. Abbiamo constatato che gli ingredienti per la preparazione di questo piatto erano gli stessi di un altro piatto emiliano-romagnolo ma con forme diverse, vale a dire i passatelli,serviti in brodo o asciutti”.  “I nostri “pallottelli” con un condimento che a primo impatto potrebbe non sembrare un’accoppiata vincente. Ma se siete aperti all’innovazione e alla scoperta di sapori nuovi allora scoprirete un mondo che è stato nascosto dietro la tradizione. L’aglio naturalmente deve essere cotto. Infatti un formaggio di capra semistagionato oltre all’aroma forte risulta pungente. L’aglio crudo ha grosso modo le stesse caratteristiche, aroma forte e pungente. In questo caso accoppiare i due ingredienti serve a creare un connubio degli aromi e ad addolcire questi aromi. L’aglio cotto andrà infatti a mitigare il sapore forte del caprino rendendolo più delicato. Di più i due aromi si sposano alla perfezione, quindi il risultato se riuscirete a bilanciare bene le proporzioni tra i due elementi sarà stupefacente, gradevole e delicato e di carattere, come la nostra terra” conclude lo chef.



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