LA NOTTE DELLE FATE

di Giuliana Susi
Il vero solstizio d’estate. Da quando ero bambina la Notte di San Giovanni, quella tra il 23 e 24 giugno (quindi stasera) è sempre stata speciale, un po’ magica. E’ quella notte dei prodigi, dei riti, che affonda le radici nella tradizione dei nostri paesi, legati alle credenze popolari, al mondo rurale, tra leggende, superstizioni e fede. E’ la notte delle Fate, in cui tutto può accadere. Quella shakesperiana “notte di mezza estate”, per chi mastica un po’ di Bardo. Mi piace ancora crederci. E raccontarla. E mi scuserete se ve la ripropongo ogni anno, ma spesso i più non ne hanno mai sentito parlare. E’ quella notte carica di simbolismi, per i contadini, quando la natura raggiunge il massimo splendore. Se per i cattolici questa data segnava la nascita di San Giovanni Battista, per i pagani caratterizzava il solstizio d’estate.
A Introdacqua, i nonni raccontavano ( si usa tutt’oggi) che, dopo la mezzanotte, fuori la finestra di casa si posizionava una bottiglia colma d’acqua e all’interno l’albume dell’uovo, il quale, sfilacciandosi, all’alba avrebbe creato un disegno. Una nave, per la precisione. Simbolo di buono o cattivo auspicio per il futuro a seconda delle vele che si formavano (secondo qualcuno con riferimento ai viaggi della speranza di inizio secolo verso l’America). In molte città italiane avvengono rituali come i falò, per scacciare gli spiriti maligni e le streghe, oppure canti intonati dai contadini per proteggere il raccolto. Secondo i nostri avi, in questa notte il creato sprigiona un’ energia sconosciuta alla terra negli altri giorni dell’anno. L’acqua in particolare assume proprietà curative e una forza salutare che può essere catturata solo attraversandone il corso nelle ore notturne. 
A Sulmona anticamente la festa si svolgeva dopo il tramonto nelle campagne, tra canti, balli, mentre si raccoglievano, lungo le sponde dei fiumi, erbe selvatiche considerate curative che, lasciate nell’acqua, la rendevano “miracolosa” proprio in quella notte. La mattina presto, poi, lavarsi il viso con quell’acqua diveniva un rito propiziatorio.  
Diversi anni fa, alcuni studiosi locali rievocarono una manifestazione chiamata “A Passar l’acqua”, (oltre il fiume Vella), purtroppo senza repliche.
Non una notte dei desideri in stile San Lorenzo, dunque, ma una notte dal significato più arcano. Così è, se vi pare. 
La foto in copertina è stata scattata il 21 giugno sul Colle delle Fate, in un affascinante trekking sul Morrone, lato Roccacasale. È stato un attimo, per me, aprire i link nella mia testa: Fate = Notte di San Giovanni.

Dalla Rubrica “E pensare che c’era il pensiero”.

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