DECINE DI TURISTI SALGONO SULL’EREMO MA IL CANCELLO RESTA CHIUSO (Video)

Riaperto il sentiero ma l’Eremo resta chiuso. Ieri mattina decine di persone, dopo aver percorso il tortuoso e ripido sentiero che conduce al monumento incastrato nella roccia che custodisce i segreti e le intimità di Papa Celestino V, sono rimaste deluse per aver trovato il cancello  da cui si accede alla chiesa e ai luoghi in cui visse Fra’ Pietro da Morrone, chiuso con il lucchetto. Un brutto passo falso di tutti, del Comune, dell’associazione celestiniana e di chi, da anni si occupa, anche se informalmente e solo a titolo di volontariato, della custodia dell’eremo. Gli unici a rispettare gli impegni sono stati gli imprenditori Pasquale Di Toro e Walter Tirimacco oltre ai volontari delle frazioni di Badia, Fonte d’Amore e Bagnaturo, che a proprie spese e con il loro sudore hanno consentito la riapertura del sentiero in meno di due giorni, ricostruendo il muretto che era crollato a causa della pioggia caduta negli ultimi giorni. “Una situazione che non è tollerabile”, affermano in coro i residenti delle frazioni, “in un momento in cui l’Eremo di Sant’Onofrio figura al terzo posto del concorso censimento organizzato dal FAI, per la salvaguardia dei monumenti più caratteristici e preziosi d’Italia. Non si può pubblicizzare un luogo e poi tenerlo colpevolmente chiuso. Ne va del rispetto per tutte le persone che in questi giorni arrivano a Sulmona da ogni parte d’Abruzzo e d’Italia, per visitare l’Eremo”. Dal Comune fanno sapere che l’Eremo è chiuso perché non è stato ancora possibile organizzare un percorso in sicurezza così come prevede l’attuale normativa per il contenimento del contagio da Coronaviru. “Ci sembra un pretesto del tutto banale”, ribattono cittadini e fedeli, “tutte le altre chiese sono aperte e fruibili. La verità è che anche quando i problemi li risolvono i volontari, il Comune non si dimostra all’altezza della situazione”. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’associazione celestiniana Giulio Mastrogiuseppe con questa precisazione: l’Associazione Celestiniana non ha nessuna competenza e/o responsabilità sulla vicenda specifica, se non quella di aver portato Celestino V e l’Eremo del Morrone ad una visibilità nazionale e all’interesse di un pubblico molto più vasto di quello, spesso pigro e disattento, che popola le nostre contrade. Oltre ad innumerevoli altre iniziative e attività, senza le quali l’intervento assolutamente meritorio, benché di modestissima entità, giustamente decantato dal vostro sito, in altri tempi non sarebbe avvenuto con la stessa tempestività. Oggi, per fortuna, occuparsi dell’Eremo e di Celestino V regala una visibilità impensabile in passato e quindi facile vetrina anche per alcuni (e certamente non i volontari delle frazioni) che fino a poco tempo fa vedeva quel fabbricato attaccato sulla montagna e non sapeva nemmeno cosa fosse. Credo, infatti, non ci sia una sola persona della Celestiniana che non abbia portato almeno un mattone lungo quel sentiero. Ed è accaduto per anni e senza clamori. Spiace, e questo lo condivido con voi, che la grande pubblicità coincisa con l’iniziativa del FAI si sia risolta in una ennesima brutta figura. Ma basterebbe consultare la nostra corrispondenza col Comune di Sulmona a partire dal 2008 per verificare che se responsabilità ci sono in questo antipatico episodio, di certo non vanno ascritte alla Celestiniana.