COVID, LA DRAMMATICA ESPERIENZA DI UNA SULMONESE IN PRIMA LINEA NELL’OSPEDALE DI PIACENZA

Da due anni lavora come tecnico di radiologia nel Pronto soccorso dell’ospedale di Piacenza, una delle città più colpite dal coronavirus. Un’emergenza sanitaria che lei ha vissuto in prima linea, fin dal primo momento dell’epidemia. La sulmonese Laura Maurizi racconta a ReteAbruzzo la sua drammatica esperienza che l’ha vista piangere insieme alle tante persone colpite dalla tremenda infezione. Tanti i momenti drammatici vissuti, come quello più doloroso della perdita di una collega di lavoro. Lei stessa è stata contagiata dal virus, riuscendo a superare anche questa brutta esperienza. Originaria della frazione di Ponte La Torre, tra Pratola e Sulmona, Laura Maurizi ha girato vari ospedali italiani, fin quando due anni fa ha vinto il concorso ed è stata assunta a tempo indeterminato come tecnico di radiologia nell’ospedale di Piacenza. “Tutto è iniziato con il paziente zero di Codogno, centro che dista solo 10/15 minuti da Piacenza – racconta Laura Maurizi – questo paziente è passato prima proprio nel triage di Piacenza. Da quel momento è iniziata tutta la trafila dei contagi che ci sono stati nei giorni successivi”. Decine di pazienti che arrivavano in ospedale, tutti con gli stessi sintomi: non riuscivano a respirare con l’ospedale che di fatto è diventato un enorme lazzaretto. Piacenza ha contato oltre un migliaio di decessi causati dal virus. “Appena arrivati in ospedale i pazienti covid apparivano increduli di quello che stava loro accadendo -racconta il tecnico di radiologia – li guardavamo negli occhi, molti non riuscivano a parlare, nei loro occhi leggevamo l’incredulità, come se si chiedessero perchè proprio loro erano stati colpiti dal virus, erano i primi giorni e molte persone non erano nemmeno riusciti a realizzare quello che gli stava accadendo. E non erano solo anziani ma anche giovani tra trenta e cinquanta anni di età. Quando dicevamo che dovevano essere intubati non credevano a quello che gli stavamo dicendo, perchè speravano che il decorso della loro malattia potesse migliorare”. Nonostante il coraggio e la tenacia dimostrati sul fronte coronavirus, non sono mancati momenti di paura. “Più la situazione si faceva drammatica e più il gruppo dei colleghi si compattava e in ospedale questo fatto mi dava sicurezza – sottolinea Laura Maurizi – quando tornavo a casa avevo paura di contagiare il mio compagno”. Ma la sulmonese, nell’esperienza vissuta in una città tra le più colpite dal virus, non dimentica nemmeno l’indifferenza e l’insensibilità viste nei primi giorni del contagio in quei giovani che mentre l’ospedale era pieno e moriva gente continuavano ad uscire e fare aperitivi. “La gravità della situazione non era da loro percepita – rimarca il tecnico radiologo – questo mi faceva arrabbiare molto, il messaggio a restare a casa non passava e da lì aumentavano i contagi”. Adesso il desiderio di Laura Maurizi è quello di tornare a lavorare in futuro in Abruzzo. “Sulmona mi manca molto, ogni giorno ci penso a tornare nella mia città – conclude Laura Maurizi – spero in futuro di tornare in Abruzzo, anche se qui  mi trovo bene e mi vivo quest’esperienza.  Per il momento sono contenta di stare qui ma in futuro spero di riavvicinarmi ai miei cari”.