CINQUANTADUE RINTOCCHI A RICORDO DELLA STRAGE DI PIAZZA GARIBALDI

“Perchè è la gente che fa la storia”. E aveva ragione De Gregori nella famosissima canzone ricordando che la “storia siamo noi”. Ore 12.10. Cinquantadue rintocchi del campanone dell’Annunziata, ogni anno, come da triste tradizione. A memoria. Una tragedia che colpì il cuore di Sulmona il 30 maggio 1944, durante un giorno di mercato proprio come oggi,  uccidendo 52 innocenti e ferendo moltissime persone. La piazza insanguinata, le schegge infilate nei palazzi infliggendo ferite dai grandi fori e dalla memoria zittita, visibili fino a pochi anni fa, ma ricoperti, poi, dalla modernità. Nel raccontare la cerimonia che si svolse nel 2014 a 70 anni dall’anniversario dall’eccidio, Reteabruzzo si soffermò sulla cronaca e storia di quella strage, ripercorsa dall’avvocato Lando Sciuba, autore di “La via dell’onore”, e soprattutto sulle testimonianze, come quella in una dolcissima lettera che nel Giugno del ’44 la signora Elvia Del Nunzio inviò al fidanzato  Guido Colaiacovo, e sui ricordi di chi, all’epoca, era un bambino o quasi adolescente. Durante la cerimonia spuntarono uno alla volta, facendosi largo, in punta di piedi, tra la gente. Quasi a chiedere scusa di essere stati presenti in quel drammatico giorno in piazza Garibaldi e di essere stati testimoni diretti dei fatti. Sono quelli che non finiscono nelle pagine dei libri. Quelli che ancora oggi, quando li incontriamo magari mentre facciamo la spesa, raccontano memorie di allora, destando in noi sentimenti incredibili mentre li ascoltiamo e, poggiando le buste a terra, ci guardiamo intorno. A riflettere. I rintocchi del campanone, tanti quante erano le vittime, questa mattina hanno risuonato nel centro storico, ma non così forte da sovrastare il vociare delle persone che erano al mercato. Oggi 30 maggio, un giorno di mercato, come allora. Spesso l’uomo tende a dimenticare. Qualcuno, però, sui social non ha dimenticato e ha tirato fuori ricordi di famiglia o interessanti spunti che scavano nella storia di questa città, precisando, come ha fatto Antonio Iannamorelli, appassionato di storia, che: “Non si ricorda mai il motivo di quelle azioni. Ci si limita a sottolineare l’efferatezza del gesto, ricordando che venne dagli alleati, ma mai che le armi angloamericane erano puntate sui nazisti che occupavano duramente e ferocemente la nostra Città, spaventati dall’ostilità della popolazione e dalla quantità di uomini e mezzi del Regio Esercito fedele al Re, presenti in zona. Non ricordare che le azioni che videro i molti caduti civili sulmonesi erano parte della guerra di liberazione, significa non riconoscere a quei caduti tutti gli onori che meritano. Non possiamo ignorare che nella follia della guerra, le vite spezzate durante le azioni che gli Alleati condussero contro i nazisti hanno -paradossalmente- salvato un numero di vite dieci, cento volte superiore. Nel cimitero di Sulmona le lapidi delle sepolture di quei caduti, sono bardate col  Tricolore. Esse non solo vittime civili di guerra. Ma vero e propri eroi caduti come con l’arma in pugno, come soldati italiani, falciati nello slancio per la liberazione del paese dall’invasore. Come i tanti  militari  italiani e alleati, come i tanti partigiani uccisi dagli eserciti di Hitler e da chi cooperava con esso, durante la Guerra di Liberazione”. “Mio padre durante la guerra vendeva i giornali alla stazione e lavorava presso il panificio di Piazza Carlo Tresca” racconta invece la sulmonese Rosanna Sebastiani “il forno era requisito dai tedeschi, lui era addetto al timbro delle pagnotte. Ogni giorno, una giovane donna, sua vicina di casa, si avvicinava alla porta del laboratorio, papà prendeva dell’impasto, se lo metteva nelle tasche, usciva e lo riversava nel grembiule della ragazza…un aiuto per superare la grande fame nei tempi della guerra e forse per gratitudine quel trenta maggio di 76 anni fa, quella donna fece scudo con il suo corpo a quello di mio padre: un gesto di gratitudine che le costò la vita…per qualche etto di pasta di pane cruda. A lei la mia gratitudine e quella dei mie figli”. A memoria di quella strage fu istituita nei pressi dell’acquedotto una lapide commemorativa, realizzata grazie all’impegno del Generale di Brigata Italo Giammarco, con scultura dell’artista sulmonese Nunzio Di Placido.

SULMONA HA RICORDATO L’ECCIDIO DEL 1944. “IO C’ERO”



Un pensiero riguardo “CINQUANTADUE RINTOCCHI A RICORDO DELLA STRAGE DI PIAZZA GARIBALDI

  • 30 Maggio 2020 in 22:29
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    Caro Fuggetta, anche io quel giorno ero lì, su quella piazza, con mia madre e mia sorella più grande. Io avevo poco più di cinque anni.Mamma non ci lasciava mai da soli, neanche con la donna che praticamente era la nostra baby sitter, mio padre era in Sud Africa, ospite della Regina d’ Inghilterra in un campo di prigionia.Ad un certo punto ci prende per mano e ci dice di correre, stanno arrivando degli aerei. lei li sentiva in anticipo.Ci rifuggiammo dietro un portone, era l’ingresso della casa del prete della Chiesa del Carmine.Dopo un pò il finimondo, scoppi, sibili di proiettili,la terra tremava ed io piangevo abbracciato a mamma.Quando tutto fu finito, uscimmo da li…… e da questo momento non ricordo più niente ! Nè le macerie del palazzo semicrollato , nè i carretti che trasportavano i feriti, niente, neanche come tornammo a casa, con che mezzo.La mia mente aveva cancellato tutto……e certamente aveva fatto bene !
    Grazie per l’ attenzione. Buona notte italo giammarco

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