C’È CHI CONTINUA A DARE I NUMERI MENTRE LA SAN RAFFAELE RESTA IL PRINCIPALE CENTRO DI CONTAGIO

La discussione che si sta sviluppando attorno ai casi positivi registrati a Sulmona e nel comprensorio ha davvero dell’incredibile. L’unico dato inconfutabile è che a Sulmona sono stati accertati 52 casi positivi, con 42 contagi che fanno capo alla clinica San Raffaele tra pazienti ricoverati, infermieri e medici in servizio e loro parenti. La Regione invece, il calcolo lo fa tenendo conto del Comune dove risiede il contagiato. Sta di fatto che è  possibile che una persona trovata positiva al coronavirus che lavora a Sulmona ma risiede in un altro centro della Valle PELIGNA non venga inserito nel conteggio. Un particolare che cambia i numeri in campo ma non cambia la sostanza e il fatto che la persona contagiata abbia potuto infettare  altri soggetti residenti a Sulmona che risultano asintomatici ma possibili fonti di diffusione del Virus. Quindi avventurarsi in improbabili calcoli matematici e grafici con percentuali centesimali e millesimali solo per dar torto a qualcuno, ci sembra un fatto  imbarazzante e in questo momento davvero fuori luogo. È invece fuori di ogni ragionevole dubbio che il pericolo maggiore per la propagazione del contagio per Sulmona e l’intera Vallata resta  la clinica San Raffaele nei confronti della quale il sindaco ha emesso nei giorni scorsi un’ordinanza che dà delle precise disposizioni e vieta a tutti di entrare e uscire dalla clinica. Ordinanza che nessuno sta rispettando, soprattutto non viene rispettata dalla ASL con l’autorizzazione del continuo e pericoloso via vai di pazienti verso il pre triage del pronto soccorso di Sulmona per controlli ed esami diagnostici che potrebbero benissimo essere effettuati nella clinica. Ma che non possono essere eseguiti perché tutto il personale in servizio o è in malattia o è infetto o in sorveglianza attiva e controllata. Ci sono le macchine ma non ci sarebbe il personale per poterle utilizzare. E i rinforzi arrivati da Roma non riuscirebbero a coprire tutte le necessità. Una situazione quindi ancora molto, molto pericolosa che nessuno, al momento, vuole o sta risolvendo.