LIRIS, L’ASSESSORE-MEDICO NELLO STAFF DEL MANAGER ASL: IL CASO DIVENTA NAZIONALE

Balza agli onori delle cronache nazionali il caso dell’assessore regionale Guido Liris (Fratelli d’Italia) che ha chiesto dii tornare in corsia, come medico, per sopperire alle necessità urgenti del momento drammatico che si vive. Ma sulla scelta dell’assessore regionale interviene il vice direttore dell’Huffington Post, l’aquilano Alessandro De Angelis, rivelando quanto accaduto: l’assessore-medico non è tornato in corsia ma solo nello staff del direttore generale dell’Asl L’Aquila-Sulmona-Avezzano, Roberto Testa. “Qualche giorno fa, da assessore in carica, invia una nota al direttore della sua Asl, chiedendo “l’interruzione dell’aspettativa a suo tempo concessa” e il contestuale reintegro “nella struttura da te diretta” racconta De Angelis – Nello stesso giorno, con una rapidità senza precedenti, e altrettanta enfasi ed ossequio, il manager della Asl, dà il via libera “con vivo piacere ed entusiasmo”, in un “momento così particolare di emergenza sanitaria, nel quale la sua esperienza di medico igienista e il suo impegno sociale costituiscono quel connubio di cui l’azienda ha bisogno”. È perfetto lo spot”.  “Il politico che può dire “torno in corsia”, sul campo, a salvare vite umane, con slancio e gratuità, la Asl che lo accoglie. Peccato che Liris la corsia non la veda neanche da lontano, poiché nello stesso atto del manager della Asl si legge, sempre con la sobrietà che la provincia riserva verso i potenti di turno: “Nell’accoglierla a bordo di questa azienda, vorrà concordare le modalità di rientro e di svolgimento della sua attività condivisa con lo scrivente pari al 30 per cento del suo debito orario settimanale che, per expertice della S.V., vorrà svolgere in staff a questa direzione”. continua il racconto del vice direttore. “Dunque, sua eccellenza assessore, rimanendo in carica, non solo non va in corsia, ma in un non ben precisato staff del direttore generale, ma per questo indispensabile ruolo riceve anche un compenso. È un classico scandalo, morale e politico, prima ancora che giuridico: il Controllore, nella persona di un esponente della giunta che nomina i direttori generali, stanzia le risorse sulla sanità, e deve approvare i bilanci delle Asl, ottiene un incarico dal Controllato che è il direttore di una Asl. Asl che, come tutte le Asl d’Italia è in difficoltà sui “dpi”, non ha i soldi per gli straordinari di medici e infermieri che rischiano la vita sul campo, e ha pensato di dare più soldi a un consigliere regionale che ne prende già 11mila netti” spiega De Angelis. “Ed è evidente che, oltre al dato morale, c’è un profilo di incompatibilità formale, proprio perché la Asl è un ente pubblico e la Regione esercita funzioni di controllo e quindi, secondo il D. Lgs 39/2013 “gli incarichi dirigenziali, interni e esterni, nelle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici o negli enti di diritto privato in controllo pubblico sono incompatibili con la carica di componente della giunta e del consiglio”. Poi l’assessore viene riammesso in servizio, nello staff di Testa, al 30% del monte orario e al 30% dello stipendio e nessuno avrebbe comunicato nulla alla Regione.  Insorge però il Pd chiedendo le dimissioni dell’assessore meloniano. A quel punto Liris, preso servizio da poco, scrive di nuovo al direttore della Asl dichiarando di voler considerare la sua prestazione volontaria e rinunciando “ad ogni corrispettivo di natura economica”. Nello stesso giorno, con rapidità insolita, il direttore generale dispone la revoca del provvedimento di reintegro. E, in relazione alla richiesta di collaborazione volontaria, “si riserva di valutare tale richiesta”. “Perfetto, la classica toppa. Senza tante autocritiche e nel silenzio del presidente della Giunta. Il problema è che il fatto è stato commesso, non è cancellabile per delibera. Spetterà alla magistratura, quando riapriranno i tribunali, verificare la legittimità degli atti e delle condotte dei protagonisti” conclude De Angelis. I

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