ANTICORONAVIRUS, COSTITUZIONALISTA DI SALVATORE: CAOS TRA GOVERNO E COMUNI

Sia il governo a decidere sulle misure anticoronavirus, non i Comuni. E” l’opinione espressa dal costituzionalista Enzo Di Salvatore, docente nell’Università di Teramo. Il professore Di Salvatore contesta il fatto che governo e Comuni procedano in parallelo, provocando confusione. “Trovo incomprensibile che le misure volte a limitare la propagazione del virus non debbano essere decise direttamente dal Governo nazionale e che ai decreti legge e ai Dpcm già adottati si stiano aggiungendo un numero spropositato di fantasiose ordinanze regionali e comunali”. Così Enzo Di Salvatore, docente di Diritto costituzionale all’Università di Teramo, commenta gli annunci di nuove ordinanze emanate negli ultimi giorni, da Comuni e Regioni, per fronteggiare l’emergenza Covid-19.  “E’ un caos incredibile – dice Di Salvatore – chi stabilisce che il cane possa fare pipì solo nel raggio di 200 metri, oppure che non si possa fare jogging, che si possa fare jogging ma solo nel cortile del proprio palazzo, intorno al proprio palazzo, nel proprio giardino, nel giardino del vicino. Chi applica una sanzione amministrativa pecuniaria – prosegue il costituzionalista – e chi stabilisce, invece, che la trasgressione costituisce reato ai sensi dell’articolo 650 del codice penale”.
Di Salvatore mette in luce l’anomalia italiana rispetto a quanto accade altrove. “Ad esempio la Germania, dotata di un sistema federale, ha una legge sulla prevenzione e diffusione delle epidemie che risale al 2000 e che prevede che le misure siano adottate sulla base dei dati forniti dal Robert Koch Institute – osserva il docente universitario -. La competenza è dei Länder, le loro Regioni, che intervengono sulla base di un accordo formale stretto a monte con il Governo federale e i Governi regionali riferiscono al Parlamento regionale circa le misure adottate con regolamento”. Per Di Salvatore, “diversamente dall’Italia, il rispetto del principio democratico è assoluto, poiché sulle misure adottate si pronunciano sempre i Parlamenti”.