IL CUOCO CONDANNATO PER LA MORTE DEL CARABINIERE ANZINI INVOCA IL PERDONO

Da quella maledetta notte del 17 giugno dell’anno scorso Matteo Manzi Colombi vive con un peso nel cuore, per aver travolto e ucciso l’appuntato dei carabinieri Emanuele Anzini. Venerdì scorso per lui è arrivata la sentenza di condanna a nove anni di reclusione e al risarcimento del danno per i familiari del carabiniere ucciso, a 41 anni, mentre era in servizio ad un posto di blocco. Il cuoco condannato era sulla sua auto ubriaco e lo ha falciato. “Vivrò tutta la vita con questo peso” ha detto Manzi Colombi prima che il giudice del Tribunale di Bergamo, Massimo Magliacani, pronunciasse la sentenza di condanna. “Non mi perdonerò mai, spero che con il tempo possano farlo i parenti” ha aggiunto il cuoco. Poi si è voltato, incrociando lo sguardo di Sara, la figlia diciannovenne dell’appuntato Anzini. L’investitore pentito probabilmente intendeva rivolgersi soprattutto a lei. La giovane figlia del carabiniere non ha provato sentimenti di rabbia in quel momento ma è comprensibile che il perdono non può essere concesso subito, a pochi mesi dalla tragedia con tutto il dolore che ha lasciato per un vuoto incolmabile e per una ferita profonda.