L’ETERNO FASCINO DELL’ANTICO

Di una bellezza così incredibile che lascia senza fiato. È l’Oratorio di Sant’Alessandro (dedicato all’omonimo Papa, ne accolse le spoglie poi traslate), a un lato della navata nella Concattedrale di San Pelino (sede dell’antica Diocesi di Valva) a Corfinio, chiuso per anni, perchè oggetto di scavi e indagini archeologiche e di ristrutturazione postsismica.  Mea culpa: cinque minuti di vergogna per non esserci mai entrata, nonostante ne conoscessi un po’ la storia. Mesta ammissione riscontrata, poi, nella maggior parte della popolazione locale. “Con la sua pacata e romanica solidità ci ricorda ancora una volta della sovrapposizione culturale”. Leggevo proprio in questi giorni “Tra Marsi e Peligni”, in cui gli autori, Emanuela Ceccaroni e Antonio Di Fonso, raccontano il viaggio “sulle orme degli antichi” lungo la millenaria strada consolare “Via Valeria”, che si conclude proprio a Corfinio. Ed eccomi qua, dove il Vescovo ieri sera ha dato appuntamento ai giornalisti, in occasione delle celebrazioni per San Francesco di Sales. Coincidenze. Ormai amo le coincidenze: aprono i cuori.  E nel varcare la piccola porta nessun’altra parola osava scavalcare gli incisivi: un gioiello incastonato tra un antico monastero di monache Visitandine ( unico in Abruzzo e tra i 29 in Italia, “Ordine della Visitazione di Santa Maria” fondato proprio da San Francesco di Sales), la Torre di guardia e la Concattedrale, tra i monumenti romanici più importanti d’Abruzzo, orgoglio di questa terra nostra, dove la bellezza è l’unica forza dirompente capace di renderci orgogliosi e muti, tra voci grosse. Di zittire anche i più logorroici dei criticoni, di quelli che non sanno più guardare dentro la realtà delle cose. “La bellezza è una promessa di felicità” ricorda Alberto Angela, citando il concetto, attribuito a Stendhal, nel suo recente post su Facebook, per annunciare la terza stagione della straordinaria trasmissione “Meraviglie, la penisola dei tesori”, raccontando che quando arrivava su un sito famoso per la sua bellezza, scopriva che era molto, molto di più. “In questo consiste la bellezza del nostro patrimonio” dice Alberto Angela “nella felicità che ti fa sbocciare nel cuore quando l’ammiri, la respiri, ed entri in sintonia con chi l’ha realizzata, comprendendo pienamente ciò che ha voluto tramandare: non ha solamente realizzato un capolavoro. Quella che è stata scolpita o dipinta o innalzata in cielo, è vita”. Resto in attesa, mentre ho in mano il messaggio del Papa consegnatoci dal Vescovo all’entrata: “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria” si legge “La vita si fa storia” (tratto da un passo del libro dell’Esodo).  Grazie per questo appuntamento. Solo questo sono riuscita a dire, mentre tornavo a respirare guardando ancora, tra mille pensieri che si rincorrevano, quella bellezza tutt’intorno. Eterno fascino dell’antico, che nemmeno conosciamo. 
Giuliana Susi


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