DA STEFANINI AI FRATE STORIE DI BISTURI ECCELLENTI

Castel di Sangro. Eccoci in ospedale. Una specie di ferro di cavallo, variopinto e finanche troppo moderno rispetto alle omologhe strutture della periferia sanitaria italiana. Vi hanno appiccicato ultimamente centinaia di migliaia di euro. Tanto maquillage. Uno scatolone elegante ma vuoto, svuotato di letti e professionalità. Sfregio della nostra politica. Meglio, decisamente migliore, l’antenato:  “l’ospedale baracche”, assemblato in fretta e furia nell’immediato dopoguerra- dono del popolo svizzero- all’interno del quale vi operò perfino Paride Stefanini. Sì, proprio così. Nel primitivo ma efficientissimo ospedale di Castel di Sangro, brillò per qualche tempo il bisturi del padre dei trapianti. Ma non è  su questa  storia che vogliamo imprigionare la vostra attenzione. Ve ne raccontiamo un’altra, sempre legata a questo ospedale. E’ sul far del tramonto, al cadere di un giorno di mezza estate, che al sonnacchioso portiere si presenta un signore. “Voglio un ortopedico”, dice. L’eloquio è quello dimesso del paziente, peraltro sofferente.  Sicchè il  portiere si fa tenero e aggiunge: “Vuole un frate, allora”. Guardi, risponde l’interlocutore, ho preso una botta tremenda al ginocchio destro e non riesco a camminare. Ho bisogno di un ortopedico. Giusto, qui ci vuole un frate. Vuole frate Luciano, o frate Vittorio?  Alla cordialità decisa dell’operatore sanitario, adesso però si contrappone una specie di irritazione del paziente che pensa di essere preso in giro. Ma vuoi vedere che io sono entrato in un convento più che andare in ospedale, si chiede tra sé e sè? Il dubbio lo assale; si gira attorno per captare qualche segnale illuminante. Lì, nell’androne, vi è una statuetta della Madonna con un cero perenne acceso. E’ lì da sempre. Il dubbio si fa tormento. Non si sa quale piega avrebbe preso la vicenda e quali scabrose inclinazioni il dialogo fra portiere e utente. Per fortuna appare un camice bianco. “Ecco, dice il portiere, dottore c’è questa persona che ha bisogno di una visita ortopedica”. L’arcano viene finalmente sciolto. Quel dottore è Vittorio Frate. O Frate Vittorio. Fratello di Luciano Frate, o Frate Luciano. Sono davvero fratelli: sono gli ortopedici  in servizio presso l’ospedale di Castel di Sangro. La vicenda che abbiamo riportato ci è utile per svelare uno scenario di buona sanità, uno spiraglio davvero pregevole nell’ambito di un restante , sconsolato contesto . I fratelli Frate, ci scusiamo adesso noi per il gioco di parole, rappresentano il volto bello dell’ospedale di Castel di Sangro; due maestri del bisturi che esaltano quotidianamente il reparto con le loro mani taumaturgiche. Bisturi di alta classe unita ad un senso di forte umanità e di radicamento al territorio. Perfettamente intercambiabili. Tanto bravi quanto disponibili. Ad ogni ora. Come in un convento che si rispetti. Tanto è vero che adesso i pazienti che si recano in ospedale non hanno bisogno più di scegliere il medico. Basta che ci sia un “Frate”, dicono. Tanto poi l’esito è scontato,  per tutti, all’insegna di”alzati e cammina” . Come è successo per il nostro personaggio, rimasto frastornato sì dal travolgente lessico monacale, ma tornato in forma smagliante.

Luigi Liberatore



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