IL TEMPO GIUSTO PER VOLARE, DEBUTTA “IL SARTO DI ULM”

 «Io tornerei sui monti d’Abruzzo,/ dove non sono mai stata.» Allo stesso modo, Alda Merini cantava il mare di Taranto senza averlo conosciuto: «… e non vedrò mai Taranto azzurra,/ e il Mare Ionio suonerà le mie esequie». Eppure sognava quel mare,  grazie alla relazione epistolare intrapresa nei primi anni Ottanta col medico e poeta tarantino Michele Pierri. Presto lo avrebbe raggiunto, e sposato, abitando per alcuni anni nel tallone dell’Italia. È proprio con un articolo e un’intervista sul periodo tarantino di Alda Merini, entrambi a firma di Silvano Trevisani, che si apre il numero 0 della rivista “Il sarto di Ulm”. A Francavilla Marittima, in provincia di Cosenza, comincia a respirare un nuovo periodico, inaugurato da quel Bonifacio Vincenzi che, con la collana SUD – I Poeti, della casa editrice Macabor, sta portando un piccolo ma sistematico sussulto nell’editoria italiana.  È lo stesso Vincenzi, nell’introduzione, a spiegare il motivo di questo titolo, che trae ispirazione da un volume di Claudio Alvigini, “L’inconcepibile esercizio” (Macabor, 2019), sulla figura di Albrecht Ludwig Berblinger, sarto tedesco (di Ulm, appunto) che coltivava il sogno di volare, tanto da realizzare, nel 1811, una sorta di “macchina volante”. Ma egli, fa notare l’editore calabrese, peccò di impazienza, e non ebbe la forza di attendere tempi maturi per meglio realizzare il suo progetto: «Di questa debolezza ha pagato il prezzo altissimo e oggi non viene ricordato per quello che meriterebbe. Noi, grazie a lui, abbiamo imparato la lezione. Abbiamo saputo aspettare. Ci siamo esercitati ad alimentarci con lo stesso entusiasmo, la stessa passione di Berblinger. E con il sacro fuoco della poesia».  Infatti, dopo aver trattato le vicende della poetessa milanese (a cui lo stesso Trevisani ha dedicato, sempre per Macabor, la monografia “Alda Merini tarantina. In viaggio, con lei, nella Puglia poetica”), si avvicendano interessanti interventi sulla poesia contemporanea, straniera (Leone D’Ambrosio approfondisce lo stile e traduce i versi del francese Philippe Jaccottet, mentre Claudia Manuela Turco ci dà testimonianza dell’artigianato poetico del russo Dmitrij Grigor’ev) e italiana (sono proposti componimenti di Mariapia L. Crisafulli, Pino Corbo, Anita Piscazzi e Rosarita Berardi), interessanti “pagine dal passato” (stralci saggistici di Cesare Pavese che scrive sulla propria opera poetica, di cui vengono proposti degli esempi). Conclude la rivista una sezione dedicata alle recensioni, che certo non si ferma ai libri stampati dalla stessa casa editrice; particolare attenzione viene tuttavia rivolta all’ultimo volume della collana SUD – I Poeti, dedicato Claudia Ruggeri. Per la stessa collana è appena stato pubblicata una monografia dedicata a Pietro Civitareale, poeta, critico e traduttore peligno, che nella sua prestigiosa carriera ha ottenuto la stima di autori come Mario Luzi e Carlo Betocchi. Complimenti quindi a Bonifacio Vincenzi, il quale ha intrapreso un cammino apparentemente tortuoso ma che sta già dando un buon raccolto, e gli facciamo i migliori auguri per questa rivista che, al contrario di molte altre, non deve dipendere da conventicole o camarille, e mette in primo piano i frutti della propria terra senza cedere alla tentazione tutta provinciale di disinteressarsi di quanto germoglia altrove. 

Andrea Giampietro